Solstizio d’Inverno: prepariamoci a rinascere con il sole

Il Natale del sole

Il 21 dicembre, con il Solstizio d’Inverno, Madre Terra ci riconduce a un momento cosmico molto importante: questa è la notte più lunga dell’anno, l’oscurità trionfa, esprimendosi al suo culmine, e cede il passo alla Luce.

È la quiete dietro il movimento: il tempo si ferma, chiamando il Sole nel grembo della grande notte. Il respiro della natura è sospeso, tutto il mondo attende l’alba. La grande Madre Terra donerà la Luce al bambino divino che è in noi: il figlio del Sole che serba speranzoso la promessa dell’Estate.

La ruota dell’anno gira e, ciclica, detta il mistero dell’eterno divenire: Primavera, Estate, Autunno e Inverno. Nascita, crescita, deperimento e morte. Nascono idee, vengono portati a termine progetti, alcuni di essi si rivelano impraticabili e cessano di esistere. Ci innamoriamo, soffriamo e celebriamo affetti perduti, concludiamo le nostre relazioni, diamo alla luce bambini, diveniamo anziani.

Insieme a Madre Natura possiamo collegare i cicli interiori, individuali, a quelli esteriori, cosmici: intervalli magici, “portali” dove le vicende stagionali, quelle celesti, quelle delle comunità, quelle creative e quelle personali si uniscono, si legano e, rispecchiandosi, danzano insieme.

 

L’importanza del rito di passaggio

Il Rituale, la “Festività”, la celebrazione segue antropologicamente l’essere umano dalla notte dei tempi e lo connette al Divino, che ci parla attraverso la Natura: Fuoco, Terra, Acqua, Aria.

Candele, piante sacre, cibi o digiuni, bevande, incensi, danze e canti: il rito ci accompagna in un momento di vero passaggio e permette di onorare, riconoscere, ascoltare, ci consente di riconnetterci e rispecchiarci gli uni negli altri e nella Natura, per divenire insieme parte del Divino.

Siamo figli del Cielo e della Terra. Ognuno con credenze, usi, costumi, origini, tradizioni e radici solo in apparenza diversi. Ognuno è ugualmente figlio, in cammino, di padri e madri che hanno permesso al nostro bambino divino interiore di nascere e vivere.

Onorare gli antenati è onorare quel bambino divino, la parte di noi che in questo periodo dell’anno ancora attende con fiducia Babbo Natale, scrive letterine, chiede doni, offre luce e sorrisi, diffonde amore incondizionato… perché sa che l’Universo gli risponderà, dandogli esattamente ciò di cui necessita e che lo renderà felice.

 

Il fanciullo interiore

Il Fanciullo Interiore abita il nostro Cuore, proprio là dove le nostre sensazioni si raccolgono e vivono per sempre. Vive con noi la gioia, la tristezza, la rabbia e la paura. Quando ci sentiamo liberi, creativi, intuitivi, magici e giocosi esso è in equilibrio. Perché rappresenta il rinnovamento della vita, la spontaneità e le nuove possibilità. La sua zona d’ombra possiamo vederla nella  parte di noi “infantile” che ci fa essere dipendenti, pigri, “troppo” giocherelloni, superficiali, infastiditi dai problemi, in fuga da responsabilità e doveri.

Il bambino è l’apertura nei confronti del mondo e nei confronti degli altri, è la spinta fiduciosa, luminosa e speranzosa verso la vita e verso il regno puro dello Spirito. Il suo motto è: “credere per vedere”!

 

La magia del dono: un bene comune

Negli antichi rituali si donava alla natura e agli dei… il dono esiste da sempre. Ha origini tribali ma vive anche nelle moderne popolazioni. Può indicare non solo un oggetto ma anche una dote spirituale: io mi dono a te nella mia bellezza, nel mio tempo, nella mia gioia e nel mio talento, in tutto ciò che immaterialmente ho ricevuto in dono dalla natura e dal creatore.

Il dono non può ridursi a una semplice pratica di scambio utilitaristica e materiale! Durante questo Natale impegniamoci perché il dono riviva e resusciti oltre la logica del consumismo. Dare, ricevere, ricambiare, fare rete… il dono istituisce momenti di unione e condivisione che servono a mantenere unita la comunità, dissipare il malumore e le ostilità.

Una forza primitiva e futuristica al tempo stesso vive in tutte le forme di Dono. Riscopriamola! Pensiamo al dono come base per tessere relazioni etiche, relazioni di riconoscimento, che fuggono dalle logiche di dominio degli esseri umani e della madre Terra. Liberi, consapevoli e lontani dal sistema di un’economia fine a sé stessa. Legati e vicini all’economia del bene comune.

 

Vecchi rami e nuove gemme

Ogni fine anno la Natura e il Cosmo ci insegnano l’importanza del liberare e del donare, per lasciar andare. Presto i rami secchi si spezzeranno donandosi alla Terra sotto il peso delle nevi. Così, strutture non più salde né vitali, si lasceranno cadere nel grembo della Terra, senza timore alcuno, ma fiduciose e consce che essa le trasformerà in humus, per dare forza a nuove gemme.

Ciclo imperituro: morte e rinascita. Sotto i nostri occhi le meraviglie della legge dell’alternanza regolano qualsiasi processo, grazie a forze opposte, che, misteriosamente, portano sempre a un compimento. Pieno e vuoto, buio e luce, fine e inizio. Opposti grazie ai quali l’Universo permette a tutto e a tutti la continua evoluzione, donandosi al divenire.

Che cosa sta aspettando il tuo Cuore? Che cosa urge lasciare nel grembo di Madre Terra per proseguire leggeri in questo inno di Rinascita? Cosa sei pronto a donare? Cosa non sei ancora pronto a lasciare? Cosa vorresti che ti venisse donato?

Scrivi la tua letterina. Affidala al Cielo, alla Terra. Fai sogni sereni. L’Universo ti ama.

di Rosa Massari 

L’ombelico: il centro della vita

Sin dai tempi più antichi, l’ombelico rappresenta una zona del corpo molto affascinante. Dalle danze al sari indiano, le donne lo esibiscono per avere un maggiore potere seduttivo, probabilmente mostrando così la loro forza riproduttiva o comunque esibendo un loro punto debole per mostrare la loro forza. Vi è tutta una serie di filosofie che tengono in grande considerazione questo punto anatomico.

A livello fisico si tratta di una cicatrice che ricorda la vita prenatale e si caratterizza per essere l’unica parte a non essere protetta dalla muscolatura come invece avviene grazie agli addominali in tutto il bacino; sembra strano che con lo sviluppo e la crescita questa cicatrice non venga riassorbita.

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L’ombelico presso alcune filosofie 

Potrebbe esserci qualcosa di importante che si cela dietro questo emblema, o si tratta solo di un simbolo che fa parlare di sé per la sua singolarità?

Già la posizione fetale rende onore a questo punto come a volerlo serbare e proteggere, ma anche cadendo a terra per evitare delle percosse ci metteremmo a proteggere quella parte. Ne parla infatti Castaneda: Don Juan (Nagual, sciamano), spiega come comportarsi durante l’incontro con l’alleato, redarguendolo su alcune precauzioni qualora le cose non andassero nel verso giusto: “lasciarsi cadere a terra, togliersi la giacca, metterla intorno all’ombelico e rannicchiarsi come una palla, serrando le ginocchia intorno allo stomaco. Se seguirai queste semplici indicazioni non ti capiterà nulla di male” .

In effetti, oltre alla protezione su più livelli, si riconosce anche nel libro “L’isola del Tonal” che Don Juan spiegando il modo di calmarsi, disse: “il segreto non è nello scuotere la testa, ma nelle sensazioni che arrivano agli occhi dalla zona sotto lo stomaco. È questa che fa scuotere la testa”. E si sfregò la zona intorno all’ombelico.

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La pancia, il secondo cervello

Osho considera l’ombelico più che un cervello. L’anima dell’uomo non è connessa né con la mente né con il cuore bensì con l’ombelico che è il suo centro. Il bambino nasce dall’ombelico e la sua vita termina attraverso l’ombelico. Per coloro che scoprono la verità l’ombelico diventa la soglia.

È ovvio che per molti la mente è l’unica parte pensante, almeno finché essa domina su tutte le sensazioni che il corpo tenta di trasmetterci. Se la mente si ammutolisse, sarebbe ovvio pensare con la mano sulla pancia. Le donne sono più brave in questo perché hanno un legame molto più forte con la pancia visto anche che contiene il potere creativo e la loro consapevolezza di questo centro può maturare enormemente con la maternità se questa viene vissuta nella maniera più naturale.

A ridosso dell’ombelico passano centri energetici importanti, dai chakra ai punti salienti dei meridiani (CV8 SHEN QUE o Palazzo dell’energia spirituale, e poco sotto CV7 YIN JIAO punto di incontro dello Yin), e poi si parla di Tan Tien, Hara… e l’ombelico è sempre lì, lì nel mezzo, il centro, proprio come Vitruvio aveva raffigurato l’uomo che inscritto in un cerchio e in un quadrato ha comunque il centro nel suddetto punto.

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Cosa ci facciamo con l’ombelico?

Spesso lo visualizziamo nelle meditazioni, anzi si parte sempre portando il respiro e la consapevolezza in quel punto, ma di pratico cosa possiamo farci? In effetti nella medicina cinese si può moxare il punto (con il sigaro di artemisia) contro gli attacchi di diarrea. Comunque esistono diverse tecniche che prevedono dei massaggi per questo punto, come lo Shatsu, il Chi Nei Tsang, la digitopressione e la cristalloterapia, ma anche modalità più meditative come il Varna Pranayama o l’ombelicoterapia che si basano più su respiro e visualizzazione.

Si è però voluta trovare un’altra possibilità più pratica per lavorare su questo centro considerandolo una chiave d’accesso per più risorse che devono essere attivate. Sappiamo sfruttare solo il 10% del nostro cervello, e lo stesso vale per l’ombelico. In fondo se l’ombelico è il centro del corpo sarebbe svilente pensare che possa essere usato solo per mitigare una diarrea! Problema che poi può essere legato spesso alla paura oltre che al freddo, infatti si dice “farsela sotto”.

 

Un balsamo per ombelico per correggere memorie errate

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Ecco che è nata l’idea di un Balsamo per Ombelico per bambini e non.

Simile all’Albero del Grembo, non è solo diretto alle donne, ma si apre a tutti, per primi i bambini, dei quali dobbiamo difendere l’unicità, prendendoci cura del loro centro, che è l’ombelico.

L’ombelico inizialmente ricorda la vita prenatale, cioè il legame con la madre fino alla nascita. Attraverso l’ombelico si era collegati alla vita, arrivavano il nutrimento, le immunità, ma anche gli stati d’animo, i sentimenti. E spesso è proprio nell’ombelico che si cristallizzano delle memorie energetiche, come la dipendenza nel senso di mancanza di autonomia, ma anche in generale, compresa quella dalle sostanze e riguardante gli attaccamenti come legami. È dall’ombelico che comincia la vita. A volte può rimanere la paura di incarnarsi, quindi di nascere e far nascere, la paura di crescere e diventare adulti. Secondo Nader Butto dal suo libro “Settimo senso”, l’ombelico, essendo stato il luogo del nostro nutrimento nella vita uterina, ora determina la preoccupazione per la nostra salute, oltre a essere il punto dove riceviamo l’amore altrui.

Per i più piccini

Queste sono tematiche che possono coinvolgere anche i bambini, portati a capricci a volte causati da un eccessiva dipendenza dai genitori, dove anche la separazione per andare a dormire a volte crea insonnia, oppure incubi o il desiderio di non dormire. Sperimentando una formula di balsamo per ombelico, in tutti i casi si è verificato un sonno senza problemi. In diversi casi c’è stato un miglioramento caratterizzato da una maggior serenità e un’armoniosa capacità relazionale.

A parte tutto, la coccola con un leggero massaggio dell’ombelico da parte della madre è già di per sé rasserenante, come a ricordare che anche se non c’è più il cordone si rimane comunque uniti attraverso quel punto, che crescendo magari servirà a sentirci legati e parte del tutto. Interessante poi anche la rapidità di riscontro di questo balsamo che rende mansueto il sonno dei piccoli già dalla prima volta. In effetti per i taoisti l’ombelico rappresenta il Tao, quindi l’espressione dell’equilibrio universale.

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Un’ amica mi racconta che la figlia, oltre ad avere un po’ ritualizzato l’applicazione di questo balsamo prima di andare a letto, ha deciso di sua iniziativa, dopo qualche settimana di utilizzo del Balsamo, di dormire nella sua cameretta, mentre prima era abituata ad andare nel letto con i genitori. Sembrerebbe che oltre a una autonomia maggiore si elabori la paura dell’abbandono, che è un po’ la paura più naturale e diffusa tra i bambini.

Ora abbiamo a disposizione un buon antidoto contro i capricci dei più piccini.

Per gli adulti

Io posso non fare testo, ma con l’utilizzo sono cambiate parecchie cose.

Tutti comunque hanno notato la particolare espansione dell’attività onirica. Francamente già questo mi sembra un ottimo risultato, se si pensa che il sogno rappresenta tutto quello che l’inconscio vuole comunicare, e quindi visto che il dramma comune nasce da una separazione tra anima e corpo, il sogno fornisce i simboli che servono alle nostre comprensioni più profonde come un tentativo più marcato di ricongiunzione.

Certo capire il significato dei simboli poi non è sempre così scontato, ma iniziando a fare attenzione ci si arricchisce certamente di qualcosa. In qualche modo il sogno è anche un’azione creativa, che può ricondurre all’idea dell’energia creativa, chiamata anche Kundalini, che secondo alcuni sperimentatori può essere stimolata da questo balsamo.

Sul piano pratico non penso che tutto ciò sia risolutivo per qualche problema di tipo sintomatico, ma diciamo che può essere un sostegno in chi cerca di migliorare delle situazioni e quindi può essere complementare ad un percorso che si fa in un determinato ambito, o magari quando siamo un po’ alla ricerca del nostro centro.

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Ora quello che importa non è sperimentare questo Balsamo, quanto portare grande consapevolezza all’ombelico, tutti i giorni, nella vita dei bambini e degli adulti, non solo per i meditatori o i maestri di qualche arte, ma per svelarne i segreti a ognuno.

In effetti le applicazioni possono essere le più disparate. Questo Balsamo è un po’ una sintesi generalizzata che dalle prove ha dato interessanti risultati, ma si possono provare a utilizzare tanti rimedi sull’ombelico. Ovviamente quelli vibrazionali come i Rimedi Floreali sono i più adatti, perché un olio essenziale potrebbe essere già troppo invasivo se non ben diluito.

Ombelico: la nostra memoria sottile

Pensate che in alcune sperimentazioni dove si verificavano le relazioni tra ombelico e ipofisi si sono avute risposte molto promettenti. Secondo questi studiosi, l’ipofisi ha il compito di individuare e registrare delle cicatrici energetiche presenti nel corpo in maniera automatica, ma ad esempio nel trauma della nascita il sistema nervoso non è ancora in grado di registrare l’ombelico e lo stesso, penso io, potrebbe avvenire anche in situazioni traumatiche dove non siamo troppo coscienti.

Queste cicatrici energetiche non registrate, possono poi portare ad una dispersione energetica importante. Ebbene, mettendo dei mediatori del sistema nervoso a livello dell’ombelico in forma omeopatica, sembra che la cicatrice venga finalmente registrata e con questa prassi si sono avuti importanti riscontri in casi di anoressia, asma e allergie.

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Anche se il discorso andrebbe approfondito, questo dimostra la particolare capacità dell’ombelico di assumere informazioni sottili. Probabilmente sarebbe interessante capire e verificare se questa antica porta possa essere primaria come accesso ai rimedi, in chi magari non risponde più con l’assunzione sublinguale. Lo stesso potrebbe valere per chi sostiene che la vita prenatale influenzi tutta la vita, ed attraverso l’ombelico si potrebbe agire su tutte quelle memorie legate appunto alla vita intrauterina.

Le componenti del Balsamo

La scelta delle componenti del balsamo in questione, in effetti, tiene conto di queste possibilità e quindi vengono utilizzati fiori di guarigione come il Rimedio Floreale Self Heal o il Rimedio Floreale Star of Bethlehem per i traumi memorizzati in loco, ma anche la stessa biofrequenza dell’ombelico, sapendo delle memorie energetiche che vanno cancellate e sostituite, dando modo alla persona di riscoprire il proprio centro e quindi il proprio sé. Poi sono presenti influssi equilibrati, come lavanda ed ylang-ylang ed altri oli, comunque adatti anche alle classiche colichette dei neonati.

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Concludendo, posso dire di aver visto nell’ombelico un punto da tenere molto in considerazione perché è da lì che possono arrivare tante delle risposte che cerchiamo. Il minimo che possiamo fare è prendercene cura regolarmente; solo tenendovi un polpastrello dentro stiamo già guardando dentro noi stessi. E poi, quanto è meraviglioso quando le danzatrici del ventre concentrate sull’ombelico, danno la possibilità a tutti di cogliere l’essenza più profonda della loro bellezza…

È bello riscoprire se stessi guardando nel centro della propria vita!

di Salvatore Satanassi

Primavera e rinascita: un inno alla vita!

La tanto attesa Rinascita primaverile da giorni canta il suo inno vitale

di “LaRose”

Il mese di marzo è fiorito sotto ai nostri occhi assetati dei suoi colori! Le linfe degli alberi risalgono gonfiando gemme e boccioli. Immancabilmente, come ogni anno, rieccoci tutti alla ricerca dell’ultimo miracoloso preparato “DETOX“, depurazione primaverile, che, con le modalità classiche del “tormentone”, riempie prime pagine e rubriche salutistiche… e diciamolo…ci fa perdere anche un po’ della vera naturale poesia della primavera.

Ma non sarebbe meglio prima riconnettersi al meglio con questa stagione dentro di noi, in maniera meno consumistica ma più saggiamente selvatica?!

In questa stagione la medicina cinese colloca la loggialegno, al colore verde, all’organo fegato, che per risonanza energetica riconducibile all’energia primaverile e alle fasi iniziali quindi alla nascita, ai nuovi progetti, al cambiamento, al dinamismo, al vento, all’est, al coraggio e alla determinazione e come momento della giornata, all’alba.

Allora siate insoliti e sorprendetevi!

Usciamo di casa al sorgere del sole e immergiamoci nella prima oasi di natura che incontriamo sul nostro cammino. Ricominciamo questo nuovo ciclo stagionale cercando di carpirne i messaggi non solo con la mente, ma con tutto il corpo e con tutti i nostri sensi…concediamoci un bagno di bosco, magari mattutino e proprio all’alba! Riconnettiamoci alle nostre vere radici facendo esperienza dell’ambiente che ci circonda e dei luoghi selvaggi, pieni di potenziale, già di per sé terapeutici e purificanti.

Le albe primaverili riportano in luce un vero pieno di vita! Un insieme di suoni, odori, colori e immagini che durante l’inverno erano rimasti a lungo sopiti: rondini, regoli, verzellini e fanelli, con il loro cinguettare, schiudono i nostri occhi già alle prime luci del giorno…

Rimandiamo la colazione, magari prendiamo solo qualche goccia del fiore Hornbeam, per uscire dal torpore del sonno, e, mentre il sole sorge, calziamo un bel paio di stivali da campagna (i più temerari possono andare anche scalzi!) e rechiamoci nei pressi di qualche pendio per fare esperienza dell’umido rinvigorente connubio tra terra, erba e rugiada. Non c’è nulla di meglio che lavarsi il viso con la rugiada mattutina.

Provare per credere!

Proprio come fanno le nostre sorelle erbe, quando la “guazza” del mattino le benedice rinnovando la forza nelle loro radici, rettitudine e flessibilità nei loro steli, intensità e ardore nelle loro saporite foglie e nei profumati fiori. Dopo aver attinto un po’ di rugiada e averla portata ai nostri occhi la nostra Anima avrà ricevuto il vero messaggio del risveglio di cui è piena la primavera. Un leggero e delicato sussurro dell’aria basterà per asciugare e rinfrescare la nostra delicata pelle del viso dopo questo bacio umido e selvatico, quella brezza leggera, che esprime al meglio l’elemento che abita “Primavera”.

Basterà a ricordarci chevento“, “movimento” e “rinnovamento sono le parole chiave di questa verdeggiante stagione!

Muoviamo ora qualche passo e osserviamo il suolo…alla ricerca di altri messaggi dal mondo vegetale!

Il giallo Tarassaco spicca sul verde prato!

Fiore somigliante nel colore alla bile, e per forma simile ai lobi epatici, beh, il suo messaggio al caro amico fegato mi sembra molto chiaro!
Si tratta di una delle piante più nutrienti disponibili, offrendo più vitamine e minerali, di qualsiasi altra pianta su questo grande pianeta.
Una tazza di foglie di tarassaco contiene 1 volta e 1/2 i requisiti USDA giornalieri raccomandati per la sola vitamina A
Inoltre contiene anche vitamine B1, B2, B5, B6, B12, C, E, P e D più biotina, inositolo, ferro, calcio, potassio, fosforo, magnesio e zinco! Poderoso antiacido, antiossidante, astringente, amaro, calmante, decongestionante, depurativo, digestivo, diuretico, febbrifugo, ipotensivo, stimolante immunitario, lassativo, nutritivo, rigenerante, stomachico, tonico e vulnerario. Le radici sono antibatteriche, antimicotiche, antinfiammatorie, antireumatiche, lassative, astringenti, amare,coleretiche, calmanti, decongestionanti, depurative, digestive, diuretiche, epatiche, stimolante immunitario, lassative, nutritive, purganti, sedative, stomachiche e toniche.
I fiori sono cardiotonici, emollienti, epatici e vulnerari. Anche la linfa dello stelo è utilizzata, essendo un calmante, antimicotico e vitaminizzante.

Raccogliamone, chiedendogli permesso, qualche giovane foglia per la farne una tisana a colazione e, perchè no, anche per l’insalata del pranzo e la depurazione avrà inizio!Ringraziamo il Tarassaco e congendiamoci perché qualche metro più in là già vedo le slanciate foglie di piantaggine lanceolata, che da giovani hanno uno speciale retrogusto di fungo porcino (così come anche le sue infiorescenze), le quali fanno capolino come “orecchie di lepre”, ottime per preparare risotti!

Plantago, l’umile pianta del “cammino” perché, un tempo, i viandanti la applicavano come di soletta o di cerotto sulla pianta dei piedi, lesionati dal camminare. Le sue foglie venivano impiegate come impacco da porre a contatto con le ferite, per bloccare il sanguinamento e favorire la guarigione e la cicatrizzazione. Utile rimedio lenitivo anche per le punture di insetti.
La tradizione popolare narra che le foglie siano formate da cinque fili d’erba cuciti da una fata, per aiutare un sarto che aveva venduto la sua anima al diavolo.
Saranno forse queste leggende oppure l’umido del mattino, ma sento qualche brivido…

Meglio muoversi e saltellare un pò per riscaldare il corpo e rompere la stasi degli schemi e dei torpori invernali.
Correre in discesa è fortemente liberatorio e tra le zolle c’è il simpatico rischio di fare anche qualche bel ruzzolone ma.. l’atterraggio sul grano in erba è sempre morbido!

Se avete un amico a 4 zampe al vostro fianco, o qualche cucciolo di uomo, lasciatevi ispirare dalle loro spontanee movenze e liberate la mente dai fardelli dell’età adulta. Anche questa è depurazione.

La medicina cinese insegna che in primavera l’elemento naturale, che parla al nostro corpo, è il legno espressione degli alberi e della loro costante ed elastica e continua crescita tinta di verde e marrone.
Il vento è la voce della primavera, l’energia di questo elemento si esprime e si muove attraverso il mondo vegetale, i fili d’erba e le folte chiome tutto in natura danza grazie al vento, così come nel nostro corpo i tendini, i muscoli e gli arti sono mossi dall’energia del fegato che gonfia le nostre vele con il suo poderoso Qi dal fare pervasivo, irruento, creativo e illuminante che sta a fondamento dei grandi cambiamenti e della voglia di rinnovamento che ci abita in questa stagione in cui i nostri progetti riprendono vita e vigore, come germogli, come getti pieni di nuova linfa che risale!

Un fegato non in salute porta la persona ad essere impaziente, irosa e con sentimenti di rabbia. Invece un fegato ben equilibrato porta la persona ad essere paziente e tenace, con ampio potenziale di rinnovamento: il rinnovamento appunto primaverile.

Dentro di noi l’energia del fegato assume il compito fondamentale di armonizzare, organizzare e permettere la libera circolazione del Qi, del sangue e dei liquidi, ruolo simile a quello di uno stratega militare o di un direttore d’orchestra; per questo è in stretta collaborazione con tutto il nostro corpo, e per questo il suo movimento nel meridiano corrispondente condiziona:

  • il nutrimento e la salute dei nostri muscoli,
  • il flusso mestruale,
  • la buona digestione degli alimenti – e delle impressioni!
  • Il buon funzionamento dei nostri organi genitali,
  • la natura delle nostre emozioni.

Inoltre governa gli occhi (congiuntiviti primaverili) e si manifesta nelle unghie (difesa e aggressività). Il suo movimento sale e soprattutto ha bisogno di fluidità, di libertà e di possibilità.

Il Fegato teme e soffre la stasi, del corpo come delle emozioni, ogni forma di blocco e di limite. Spesso, quando il Qi del fegato trova impedimento o frustrazione, si esprime con rabbia e rancore..in questi casi Holly, Willow, Crab,  Apple e Vine sono i fiori che possono riportarci all’amore incondizionato e al fluire delle energie armonizzando quel senso di inasprimento, irritazione e tensione dato da energie congestionate e trattenute.
Il movimento legno ci parla dello yang, dinamico, estroverso, veloce nei suoi cambiamenti. Ogni forma di ristagno e di difficoltà nel movimento, a livello fisico e fisiologico, indica quella che in medicina tradizionale cinese viene definita una stasi del Qi di Fegato. Così come ogni forma di stasi emotiva – prevedibilità, apatia, torpore, immobilità, ecc..introversione, difficoltà alla progettazione e all’ intraprendenza, paura, incapacità di prendere decisioni, frustrazione, mancanza di radicamento, ansia, insonnia, sonno agitato.
È il fegato a dare entusiasmo e vitalità alla nostra vita, a bilanciare i diversi volumi delle emozioni che si affacciano costantemente alla nostra coscienza e che chiedono di essere espresse senza rimozioni. Inoltre è la vescica biliare, con le sue espulsioni tempestive di bile che quando occorre offre risposte efficaci ed armoniose nei momenti stressanti della nostra vita, favorendo scelte, decisioni..e facilitando la digestione spirituale.

Ma continuiamo la danza selvaggia tra i campi a caccia di sapori selvatici…e quest’anno pensiamo ad una depurazione alternativa fatta di veri gesti ed azioni e non solo di beveroni!

In realtà non occorre ricercare nessuna formula magica o panacea miracolosa, la natura parla sempre molto chiaramente e un semplice sopralluogo sul terreno sotto casa può trasformarsi in una provvidenziale raccolta di sapere e benessere in compagnia delle erbe, che crescendo sotto ai nostri occhi, portano alle nostre orecchie la voce del grande spirito che pone attorno a noi tutto ciò che occorre al nostro corpo e alla nostra anima, in tutte le stagioni!

 

BUONA SALUTE A TUTTI DAI CAMPI E DALLE TAVOLE DI REMEDIA CHE VI ASPETTA CON I SUOI EVENTI PRIMAVERILI!

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Stagionando – La Cosmesi Naturale
Pieno di Vita