GENNAIO: proseguire leggeri danzando come una Betulla!

di Rosa

La parola gennaio è da ricondursi al latino “Januarius” = mese dedicato a Giano, (in latino Ianus) dalla radice indoeuropea y-aa, che significherebbe ‘passaggio’.

Dio romano degli Inizi, Giano, detto “bifronte”, o anche “Dio delle porte” viene solitamente raffigurato con due facce rispettivamente rivolte al passato e al futuro, Giano, divenuto anche patrono delle porte e dei ponti, perciò considerato divinità protettrice di ogni forma di passaggio e di mutamento, propiziatore di ogni apertura e di ogni inizio. E’ chiaro che il monito evocato dall’etimo per noi in questo particolare mese dell’anno è quello di fermarsi sulla soglia simbolica del momento presente col proposito di un breve e necessario bilancio prima di addentrarci nell’anno nuovo ricchi di buoni propositi, volontà e buon piglio organizzativo!

Le festività inoltre sono da poco trascorse ..i tradizionali convivi familiari e pasti luculliani se da un lato ci hanno coccolato e nutrito dall’altro ci hanno un po’ appesantito ..come ripartire quindi senza prima essersi anche un po’ detossificati fisicamente?

Ovviamente senza dimenticare che siamo comunque ancora nel cuore dell’inverno, stagione in cui è anche importante fortificarsi, poichè per la vera e profonda depurazione ci attende come sempre impaziente la primavera..ricordiamolo!

Quale miglior proposito di questo può condurci a conoscere l’albero da sempre famoso per simboleggiare il nuovo inizio, il rinnovamento interiore, la leggerezza e la purezza:

 la BETULLA

Originaria dei climi freddi del nord Europa e del Canada in Italia la incontriamo tra i 700 e 800 m di altitudine, nella sua famiglia, quella delle “Betulacee” possiamo enumerare più di 40 specie, ma le più diffuse sono la “Betulla pendula” e la “Betulla pelosa botanicamente chiamate “Betula verrucosa ” e “Betula pubescens”.

Comparve sul pianeta circa 30 milioni di anni fa’ e la sua grande adattabilità la rende uno degli alberi più resistenti al mondo. Predilige terreni silicei e freschi anche poveri di sali nutritivi, terreni sabbiosi e pietrosi non ne scoraggiano l’insediamento , questa è difatti la peculiarità che contraddistingue le specie cosiddette “pioniere” : accrescersi anche in presenza di condizioni che comunemente sarebbero sfavorevoli ad altre specie arboree, trasmutando la difficoltà in nuove opportunità di crescita, rigenerando addirittura terreni degradati producendo dal suolo secco un fertile humus grezzo che permetterà la vita ad altri vegetali. Sarà per questo suo “habitus” che al solo guardarla con le sue chiome leggere e il suo tronco argenteo, la Betulla evoca un senso di rinnovamento e rigenerazione interiore.

La betulla simboleggia da sempre la purificazione mentale, fisica e spirituale.

Guardiana della porta” similmente al dio Giano, conduceva lo sciamano alle vie del cielo, fino alla dimora degli Dei. Chiamata dai celti “Albero Cosmico” era depositaria di quattro poteri: donare la luce al mondo, soffocare le grida, guarire le malattie, purificare l’anima.

A conferma e a supporto dei suoi aspetti simbolici e mitologici, le gemme e la linfa di Betula pubescens e Betula verrucosa attuano una profonda azione a livello del sistema reticolo- endoteliale potenziandone sia le proprietà antinfiammatorie sia quelle disintossicanti, aumentando del 37% la velocità di depurazione del sangue, affiancando all’azione drenante un supporto di tipo tonico-stimolante che fortifica le difese immunitarie riattivando il terreno endocrino e metabolico. Il gemmoderivato ottenuto dai semi di Betula verrucosa invece agisce poderosamente sulle funzioni di adattamento allo stress mentale supportando il nostro sistema nervoso nei momenti di maggior dispendio dovuto a surmenage di tipo intelletivo, da iperlavoro o studio.

La Linfa di Betula verrucosa, prelevata all’inizio del mese di marzo con metodi rispettosi dell’albero, apporta nutrienti in grande quantità tra cui aminoacidi (glutamina, citrullina, acido glutamminico, isoleucina, valina, asparagina), derivati salicilati, vitamina C, fruttosio, flavonoidi, tannini, sali minerali (calcio, silicio, potassio, sodio, magnesio, ferro, zinco, rame, manganese), oligoelementi in forma ionizzata perciò altamente bio-disponibili la cui azione antiradicalica risulta efficace nell’attivare i processi di difesa e detossificazione a livello cellulare, determinando un’azione tonica di supporto allo stato di benessere generale già determinato dalle proprietà depurative e drenanti.

Addentrarsi nel 2018 passeggiando in un bosco di betulle potrebbe essere un’esperienza unica e coinvolgente, chiudete gli occhi e per un attimo immaginate: i raggi del sole penetrano tra le foglie, si riflettono, moltiplicati dalle cortecce bianche, illuminando irregolarmente tutti gli angoli del bosco mentre già pervasi dalla forza e dalla leggerezza avanziamo danzando il rinnovamento nella gioia e nella fluidità!

Buon proseguimento per un luminoso 2018… Sognando una Primavera di rinnovamento e rinascita!

Alle radici dell’Albero del Grembo

di Lucilla

Di fronte ad una proposta così speciale come un preparato per la cura dell’ombelico è necessario e piacevole raccontare ancora qualcosa sul come è nato e come lo si usa. Bene, mi piace innanzitutto cominciare col ringraziare tutte le persone, e sono tante e per lo più donne, da cui ho raccolto vari pezzetti fatti di idee, sollecitazioni, conferme, pensieri liberi che passano fra un abbraccio e una risata. Voglio ricordare Gloria, per esempio, che per prima mi ha messo questa pulce nell’orecchio:” Perché non fai un balsamo da usare per l’ombelico?”…e già da qui si è aperto un mondo: prendersi cura del proprio corpo in modo consapevole, ricordando che dietro un semplice gesto si racchiude un rituale capace di fortificare consapevolezze, concetti e comportamenti.

L’ombelico: zona importante, carica di storia, centro di quel grembo attorno al quale si dipana la vita.

L’ho visto un gesto pieno di vera cura di sé, da compiere in silenzio o senza i bagliori di mode o di quelle promesse che snaturano il corpo e le sue stagioni. Stare nel proprio grembo, nella propria pancia, ascoltarsi con gli occhi pieni del ritmo dell’universo, ingranditi dalla faccia della luna. Da questo momento di intimo contatto non ho visto nessuna pancia esclusa tranne quelle che crescono in sé un’altra vita. Per ogni donna, mestruata o in menopausa, tornare con attenzione sul proprio centro è come tornare a casa, lo si può fare in ogni stagione.

Un grazie alle donne coraggiose del seminario di Donna-Terra con Gabriella Turci: in un week end di danza ed esperienza nel bosco ho trovato l’ardire di proporre il balsamo, ancora un po’ grezzo nella sua formula e nei suoi intenti. La proposta è stata accolta con interesse. Sembrava di aver risvegliato un ricordo profondo, un’ antica usanza; era come dar forza a quello per cui ci si stava incontrando, ovvero curare il proprio corpo per curare la terra.

Un grazie di cuore a Zoè, che con la sua fiammella di pura luce chiara ha rotto i miei indugi, mi ha vestita dei suoi abiti e mi ha stimolata a partire per questo viaggio. Con la sua arte e bellezza, Zoè porta onore e nutrimento alla natura femminile nella sua essenza.

Grazie anche a Giulietta, che con la sua conoscenza medica illuminata da materna umanità mi ha istruita su come la cicatrice ombelicale sia in speciale contatto con il sistema nervoso. In particolare raccontandomi di studi che hanno messo in luce che applicazioni di mediatori del sistema nervoso centrale (acetilcolina e noradrenalina), posti in microinformazione sulla pelle a livello ombelicale, sollecitano l’ipofisi.

Il balsamo per ombelico è diventato l’espressione di 4 fasi che sono quelle del ciclo della donna, della luna, delle stagioni, e possiamo vederle rispecchiate ovunque. Mi è piaciuto fare riferimento alla luna perché macroscopicamente è il modo più semplice di ammirare stampato nella volta celeste lo stesso ritmo che ha il nostro corpo. Se guardiamo come la faccia della luna cambia nell’arco del mese abbiamo un esempio di quello che succede nel nostro grembo. Non per questo deve esserci sincronicità fra i due movimenti. Ma possiamo dire che capisco meglio quello che succede “nella mia pancia” con pre ovulazione, ovulazione, post ovulazione e mestruo, perché la luna me lo raffigura con la stessa cadenza. E poi l’albero, coi suoi ritmi fatti di gemma, fiore, seme, radice. E’ lo stesso ritmo che partorisce la Terra.

Una sera la luna piena fissò il suo sguardo nel mio e fra le chiome alte dei pioppi nacque in me questo canto:

“Nel grembo di ogni donna è descritto un albero che ciclicamente si rinnova e cammina coi ritmi della luna”.

La particolarità e la scelta degli ingredienti è la ricerca dei messaggi, simboli e vibrazioni di fiori e piante che risuonino con la fase corrispondente. Così è partita la formulazione.

In una base comune di burro di Karitè e oleolito di Iris energizzato con la luna piena, profumano Rosa e Gelsomino. La Rosa si prende da sempre cura dell’anima attraverso il corpo, mentre il Gelsomino scalda la sensualità ed il piacere ; entrambe infatti sono piante che ci aiutano ad entrare nello spazio sacro della fisicità.

In questa base già di per sé significativa sono disciolti Rimedi floreali e un estratto che racchiude il messaggio dell’albero. Per ogni fase è stato scelto un albero simbolo: la Betulla, Il Melo, il Tamerice e il Salice.

Nella Luna crescente, la fase della gemma, della primavera, della pre-ovulazione, abbiamo la Betulla, albero aggraziato legato alla giovinezza, al rinnovamento, al cominciare le nuove cose; alle vergini dalla bellezza diafana e celeste. La luna crescente a cui corrisponde nel corpo la fase della pre-ovulazione è il momento in cui all’interno dell’ovaio il follicolo matura, producendo estrogeno che stimola i tessuti del seno e dell’utero. Siamo propositive e coinvolgenti, con grandi energie di espansione, molto proiettate all’esterno e visibili, gaie e terrene, aggraziate e sensibili. Questa espressione è avvalorata dalla gialla Primula col suo alito di leggerezza e purificazione che ci incoraggia a tirare fuori senza indugio la nostra “fanciulla” interiore.

Questa crescita arriva ad un compimento: la Luna rotonda in cielo, l’estate, il fiore, e, nel miracolo del nostro grembo, l’ovulazione, la pienezza che sboccia dal follicolo che si apre e nella sua rotondità l’ovulo lascia l’ovaio che viene attirato a sé dalla parte terminale delle tube di Falloppio. Lungo questo sentiero potrà esserci l’incontro con l’altra metà, e per celebrare questo, tutto è nella pienezza: la produzione di ormoni, il letto del nostro utero e la fanciulla che diventa donna, regina compiuta, splendente, piena e madre. A celebrare questa fase di rotondità e fecondità è il Melo, l’albero che incarna la pienezza, che benedice la triplice divinità femminile, che porta il frutto dell’Eternità, che nutre i corpi di vita e gli animali di prosperità. Ci sentiamo passionali, magnetiche, capaci di accudire e nel rosso di Melograno e Ibisco sosteniamo il ritmo caldo della pienezza e, se lo desideriamo, del concepimento. In questa fase siamo consapevoli del nostro valore che è frutto del rispetto che abbiamo saputo avere per tutto l’intero ciclo e dei suoi diversi aspetti. Siamo complete ed esposte perché abbiamo riconosciuto e poi attraversato senza indugi tutti gli spicchi della nostra ciclicità.

Il ritirarsi della luce, nella Luna calante, riflette il ritirarsi delle energie nella fase pre mestruale o post ovulatoria. Il corpo luteo degenera, lo strato di umidità e terra fertile della nostra matrice si assottiglia, i livelli di estrogeno e progesterone scendono; il fiore perde colore e profumo e nel trasformarsi in seme riprende i toni dell’autunno e i colori della terra. Il movimento non è più compiuto verso l’espansione al cielo ma si ricurva per ritornare al suolo. Siamo nel colore bianco come sintesi di tutto ciò che comprende la gamma dei colori che siamo state. L’albero è il Tamerice, simbolo delle cose semplici. Umile pianta che consolida il terreno, che nutre il sangue, che sfida il deserto ed il sale. Siamo nell’essenziale, nella via del ritorno, nel momento in cui si riconosce solo ciò che serve davvero e il resto lo si lascia indietro o lo si ridona alla Terra. Siamo pronte a creare e a distruggere, padrone del caos. Siamo assorte e sognatrici, un po’ pericolose e sensuali come le incantatrici. Per armonizzare questa fase un po’ cruda oltre alla solidità del Tamerice, il balsamo ci porta ispirazione con l’Iris e la magia della Salvia sclarea, capace di purificare e renderci collegate ai nostri sogni e alle cose non manifeste.

La Luna oscurata, la radice dell’albero, il silenzio dell’inverno sono aspetti identici della fase mestruale. Con il sanguinare ripartiamo dall’immobilità del mondo interiore con la gestazione di un nuovo ciclo accolto dentro la terra. Con il mestruo siamo nell’ascolto profondo, ritirate dal mondo (la Luna sparisce dal cielo); siamo nel blu della conoscenza femminile che è indicibile; stiamo con le radici nella Terra. L’Albero-simbolo di questa fase è il Salice bianco: argentato, silenzioso e forte. Nei secoli è stato associato alla luna e alle qualità femminili, alle divinazioni attraverso l’acqua, alla medicina e alla magia. Uno dei nomi più antichi di Salice è Helike, che coincide con un nome della Dea madre. Le arpe celtiche erano costruite con i salici così come i contenitori, i vasi, i recipienti. Il Salice protegge il contenitore della vita, cioè l’utero, durante la fase delicata e potente del sanguinamento. Il Salice ci aiuta ad essere una sola cosa con il nostro ciclo, ad accogliere la Luna ed il potenziale femminile che è la musica di questo ritmo. E poi sull’acqua si è posata la Ninfea (il cui rimedio troviamo nel balsamo) che ascolta le profondità e le sboccia al cielo, che nasconde con le sue foglie la vita segreta degli stagni affinché nessuno sguardo indiscreto possa disturbare la strega.

Questi balsami sono stati accolti con impressioni positive di molte donne di tutte le età, che scoprono il piacere di curare ed onorare una bellezza significativa attraverso questo semplice gesto di centratura e ascolto, di sintonizzazione e scoperta della loro propria essenza.

GRAZIE allora a tutte le donne moderne, giovani e anziane, che benché acciaccate, deluse o stanche, con i loro cicli scarsi o indotti, con gli uteri fibromatosi o retroversi, con dismenoree, cefalee o difficoltà ad accogliere la vita, smarrite in un cielo che non sanno più leggere, ripartiranno con un piccolo gesto di dedizione, ad accogliersi e a scoprire la linfa che scorre nell’albero del loro grembo. Non finirò mai così di ringraziare tutti i cuori, gli ombelichi e occhi di donne, alberi e fiori che si sono incrociati ai miei per questa danza; e pure i cuori, le menti, i piedi e le mani di uomini che hanno saputo riconoscere le donne che, vere, hanno ripreso a danzare al loro fianco.

 

L’Albero del Grembo 

Balsamo per Ombelico

4 vasetti da 7 ml

in un prezioso cofanetto

di cartone.

Memorie di un con-tatto… a fior di pelle

di Rosa

«È attraverso la pelle»

scrive l’antropologa Asley Montagu

«che diventiamo esseri in grado di amare».

Fin dalla primissima cellula uovo che ci sospinge nel cosmo come unica ed irripetibile scintilla divina, sono presenti in noi MEMORIE. L’unico senso di percezione cui disponiamo sin dal concepimento è il tatto, perciò sulla pelle sono disegnate, scritte, sfumate ma comunque riportate e trattenute tutte le nostre memorie esperienziali e le emozioni che le hanno accompagnate, a iniziare dalle “memorie del grembo”, alle quali continueremo per tutta la vita a far riferimento, più o meno consapevolmente, nell’esprimerci e nel comunicare anche da adulti.

La pelle è il manto che racchiude il concetto originario di “Fiducia”, premessa di ogni atteggiamento positivo verso gli altri, capacità di identificazione con la collettività, presupposto principe di ogni forma di fusione con l’altro, cardine di Amore e di Impegno sociale.

Le primissime esperienze comunicative che apprendiamo si servono solo ed esclusivamente della pelle e quindi del tatto, il tatto nella vita do ognuno di noi, qui e ora, risveglia la memoria delle prime “onde di pressione”, impressioni cioè ricevute dal tocco amniotico sulla pelle quando eravamo embrioni: un tutt’uno fatto di suoni interni ed esterni dalla voce di nostra madre, il ritmo del suo battito cardiaco,le prime variazioni della danza amniotica date dal variare delle sue emozioni, ecco il primo complesso involucro mappatore di un gioco di pressioni riflesso unico perché individuale , orme preziose che la nostra pelle non ha mai più dimenticato. Si chiamano memorie autoplastiche, o memorie del grembo: una culla piena di racconti, di preziosi contenuti, in cui la nostra coscienza può attingere per ampliare la Comprensioni, trovare risposte sono le nostre radici e il nostro germoglio, sono le emozioni legate a vissuti che diventano nostri a prescindere dal fatto che non lo siano, energia Impressa fatta di antichissimo ascolto, energia primigenia che portiamo impressa perché non-espressa ma che ci ha sommerso per lunghi mesi nel mondo delle acque che le veicolava al nostro sentire. La possibilità di ricontattare queste memorie porta con sé quella di liberarne il potenziale energetico, portandolo ad espressione, come insegnano le parole di Luisa Sperandio, MusicArt terapeuta nella “Globalità dei Linguaggi”.

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Condi-visioni sulla..salute!

di Rosa

In questi giorni, che ci vedono impegnati nell’organizzare manifestazioni di protesta contro le vaccinazioni di massa e camminate per il valore dell’Acqua-Bene Comune, riflettevo sull’importanza della nostra Vita, intesa come salute, scelte, parole, responsabilità individuale e del Potere che spesso dimentichiamo di avere come individui liberi e sani, una vera minaccia per chi ci vorrebbe schiavi e malati.

Sento che abbiamo ancora molta strada da fare per armonizzarci al meglio e sintonizzarci tutti sul concetto di Salute, ma siamo già a un buon punto, grazie al lavoro di Antichi e Attuali Maestri, la cui missione va onorata, ed è per questo che proprio ora dovremmo stare uniti, sensibilizzare ed essere informati.

Essere in salute significa da sempre stare in armonia con la Natura che ci circonda, che comunica con noi, che ci dona esempi, e ammorbidire quegli aspetti che ancora ci portano a “compartimentare” la nostra visione per paura di qualcosa.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Prendersi cura di sè considerando solo la punta dell’iceberg, con azioni di “lotta verso qualche agente patogeno”, è un vecchio paradigma. Tanti continuano a curare le malattie, seppur con metodi naturali, e non l’individuo “ammalato” o il suo stile di vita, allontanandosi così dal vero nucleo della Salute intesa come scelta, come percorso e come acquisizione di strumenti e di responsabilità. Responsabilità nei confronti di noi stessi e di un sistema formato da tanti individui, che non per forza devono sostenersi nella malattia grazie al concetto di assistenza sanitaria, ma che in primis dovrebbero sostenersi nella salute, concetto più sostenibile di sicuro e che costerebbe molto meno anche in termini economici!

Alla base del pensiero e della visione energetica ed olistica dell’Antica Medicina Cinese, vi è il rapporto continuo e costante tra l’uomo e l’universo-ambiente che lo circonda. L’uomo è un essere immerso nel mondo della natura ed è costantemente in contatto con i fenomeni cosmici, da qui deriva uno dei più importanti postulati della Filosofia e della Medicina Cinese:

Conoscere l’alto (l’astronomia), il Basso (la geografia), il Mezzo (le cose umane) è sussistere per lungo tempo..

Curate il corpo umano senza seguire le regole della natura: la malattia si produrrà.”

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Scienza medica e Spirito degli Alberi

di Hubert Boesch

autunno_alberi

Parlando nei termini della medicina ufficiale non si può dire che lo Spirito degli Alberi aiuti nella cura di un DISTURBO. Non diremo che, per fare un esempio, lo Spirito della Quercia aiuti a curare l’anoressia. Noi diciamo che l’intervento di rimedi come lo Spirito degli Alberi è utile per CHI soffre di anoressia. La differenza è sostanziale e denota la diversità di approccio tra medicina ufficiale e medicine vibrazionali di cui fanno parte l’omeopatia, i Fiori di Bach e anche lo Spirito degli Alberi.
La medicina ufficiale cura esclusivamente il corpo fisico, anzi considera l’organismo umano solo un accumulo di molecole che interagiscono tra di loro tramite processi chimici. E’ un modo di vedere il mondo, e di conseguenza anche la salute, che porta il vantaggio di semplificare i processi vitali. Ma proprio questa semplificazione dimostra sempre di più i suoi limiti. Mentre ha indubbiamente avuto successo nel combattere le malattie infettive (aiutata non di poco anche dalle migliori condizioni igieniche e nutritive) si dimostra piuttosto incapace di risolvere problemi legati alla sfera emotiva e psichica, per non parlare di tumori, malattie autoimmuni e così via.
In pratica, le persone si ammalano meno di malattie infettive ma si ammalano di più di tutta una serie di disturbi che fino a qualche decennio fa erano molto rari. Perciò sembra che la medicina ufficiale abbia solo spostato il malessere del genere umano da malattie infettive a disturbi psichici, tumori, problemi cardiovascolari, per citarne solo alcuni. Basta guardare quante persone sono condannate a prendere per tutta la vita farmaci con il rischio di frequenti disturbi iatrogeni. Circa la metà degli over 60 prende almeno 5 farmaci al giorno. Una persona curiosa dovrebbe chiedersi se l’approccio della medicina ufficiale sia l’unico possibile o se non ce ne possano essere di più utili alla salute pubblica.
La nostra ricerca verte su di una prospettiva in cui oltre la materia esiste ed opera anche l’energia vitale e l’anima in ogni cosa vivente. Ci piace pensare a una evoluzione individuale e collettiva non casuale, ma con uno scopo. Da questo punto di vista le malattie possono essere viste come “avvertimento” che cerca di dire che abbiamo bisogno di cambiare qualcosa nella vita. Potremmo avere solo bisogno di riposare per qualche giorno, oppure di cambiare un atteggiamento, un comportamento, ma forse anche la visione del mondo. Spingendo questa visione ancora più in là, arriveremmo a considerare la malattia come il segno di un blocco nella nostra evoluzione. Perciò la malattia diventa uno strumento per cambiare atteggiamenti e comportamenti inadeguati o dannosi e progredire nell’evoluzione. Dove riusciamo a realizzare questa capacità di adattarci con mutevolezza e armonia a ciò che ci fa crescere, come individui e come specie, anche le malattie tendono a rarefarsi.
Potremmo quindi dire che lo Spirito della Quercia è utile a chi soffre di anoressia perché aiuta a vivere in modo equilibrato l’esistenza fisica. Nell’anoressia abbiamo un rifiuto di alcuni aspetti della fisicità del nostro corpo. Se con l’aiuto della Quercia impariamo a vivere gli aspetti materiali della vita in modo equilibrato, a stare con i piedi per terra e a ritrovare l’istinto di sopravvivenza (queste sono le virtù e i messaggi di questa possente pianta), l’anoressia non trova più spazio.
Qualcuno dirà che tutto questo non è scientifico. Dipende da cosa si intende con scientifico. Naturalmente è incompatibile con il monoteismo scientifico che non accetta altri punti di vista ed è purtroppo diventato religione di stato. La storia insegna che proprio a livello scientifico quello che in un determinato momento è considerata la verità facilmente dopo un certo lasso di tempo diventa una sciocchezza. Perciò attenzione a qualunque dogma, anche scientifico.
Guardando senza paraocchi si potrebbe anche dire che la medicina ufficiale in fondo è meno scientifica di alcune discipline chiamate dai loro sostenitori pseudoscientifiche. Prendiamo come esempio l’effetto medicamentoso di una sostanza:
la medicina ufficiale non riesce a prevedere l’effetto di una sostanza medicamentosa e tanto meno i suoi effetti collaterali e ha bisogno di numerose cavie animali e umane e calcoli statistici (che sono facilmente manipolabili) per stabilire gli effetti di una sostanza. E spesso, solo dopo diversi anni di utilizzo, si scoprono effetti indesiderati molto gravi(vedi Vioxx).
Invece, in omeopatia, per conoscere tutti gli effetti di una sostanza basta il prooving di poche persone. Praticamente queste persone assumono il rimedio ripetutamente finché non si sviluppano i sintomi che quella sostanza può curare. Tutto senza alcun effetto negativo sulla persona che fa la sperimentazione, anzi generalmente con un effetto positivo sullo stato di salute.
Per scoprire a cosa serve lo Spirito di un albero noi facciamo una sperimentazione simile a quella omeopatica e questo ci permette di capire quale qualità trasmette lo Spirito.