ASCOLTANDO LA NEVE…

di “LaRose”

Cari Amici Remediani,

dal Cuore di Remedia la Neve sussurra il suo poderoso silenzio e le nostre vite non possono che umilmente allinearsi alla sua Ineluttabile Poesia.

Una neve tardiva, inaspettata ma che sembra consolare coloro che, come me, ancora agognavano il freddo rigenerante del nostro amico inverno che quest’anno si era fatto davvero desiderare!

Una neve che a Remedia è certamente, ma solo in parte, “disagio” legato soprattutto all’ EGO LAVORATIVO che deve “fare, fare, fare…” possibilmente tenendo alla larga gli impedimenti al nostro “fare, fare, fare…”

Come i corrieri che non riescono a raggiungerci perché la nostra via ripida ed impervia “Via Laghetti” è sempre un “mondo a parte”! In questi giorni pieni di neve e lastroni di ghiaccio!

Per non parlare di chi tra noi in questi giorni è costretto a lavorare da casa o di chi abita a Remedia è… come dire… beh… bloccato lì!

Ma in parte la NEVE compare come solo le grandi benedizioni sanno fare, scendendo dal Cielo e riconsegnandoci, volenti o nolenti, al valore della lentezza, della contemplazione, all’ascolto del silenzio, digiunando da tutto ciò che caratterizza di solito le nostre frenetiche ed automatiche giornate!

Qui a Remedia c’è chi si “connette” ai nostri amici Alberi cercando di comprendere quali hanno bisogno di essere scrollati dal peso della neve e quali invece no, i nostri ragazzi del reparto agricolo si occupano di questo in queste lente giornate… così IL CUORE di Remedia continua a pulsare grazie a LORO alle loro forzute braccia che spalano e scuotono e ai loro grandi occhi pieni di Amore per Madre Natura.

C’è chi “disoccupato” invece si prende il tempo per osservare le cince, i passerotti, i merli e tutti gli altri fratelli uccelli che cercano riparo o si adoperano alla ricerca di cibo mentre tacciono i loro canti e riducono i loro dispendi energetici al minimo per fronteggiare le difficoltà del gelo.

C’è chi attende impaziente il “dopo-neve”, ovvero quella fase che per molti di noi non è che un fastidio “spaciugoso” di fango grigiastro, ma pura vita per la nostra falda acquifera che potrà rifocillarsi e riempirsi, a poco a poco ricevendo la neve al suo disgelo… così che la nostra estate prossima sarà benedetta da più acqua a disposizione per noi tutti!

Perché solo chi è stato a Remedia non potrà dimenticare i nostri inviti appesi ai muri dei bagni quando la scorsa estate la nostra falda rasentò i limiti storici, a causa delle scarse piogge estive e della scarsa neve dell’inverno precedente! Ricordate? Ma certo! Remedia invitava i visitatori a non tirare lo sciacquone ma ad utilizzare la brocca da due litri presente nel lavandino… suvvia perché buttare 20 litri di acqua potabile per far scendere una semplice pipì?!

L’acqua in ogni sua forma ci fa’ sempre riflettere, apprezzare la sua grande e preziosa magia, la sua intelligenza… la sua spiritualità! E il nostro doverci riunire, in suo nome, oggi, sempre più, con cammini e manifestazioni per preservarne ed esaltarne il VALORE!

A livello cosmico, la pioggia e la neve riflettono diversi modi con cui Maestra Acqua fluisce a noi da un piano spirituale più elevato: l’Acqua, nella cui memoria sono impresse millenarie conoscenze, Acqua che discende da un livello Superiore, piove da un “luogo” più alto e celeste e precipita ad un livello più “basso” e terreno, per tradurre e trasportare a noi il suo sapere, proprio come un flusso di informazioni che viene trasmesso dall’insegnante allo studente!

L’Acqua, in qualsivoglia forma essa scenda, simboleggia la trasmissione di conoscenza che avviene da un livello superiore fino a noi, dal piano celeste a quello materiale, un flusso incessante e multiforme che ora diviene ghiaccio, ora grandine, ora neve… messaggi dal Cielo alla Terra, un tempo definiti presagi, oggi invece… disagi…

L’acqua da sempre è il tramite attraverso cui il livello materiale e quello spirituale interagiscono, elemento cardine in opposizione al fuoco, che danza e s’ingrossa col vento e si mescola alla terra.

Lo scopo della sua esistenza è quello di farci apprendere come creare unità tra due piani in apparente opposizione, CIELO E TERRA, SPIRITO E MATERIA, come poterli integrare in un rapporto più intimo e armonico, proprio come il dottor Bach apprese e insegnò attraverso i maestri Fiori che non a caso si nutrono di acqua e di terra, piccoli scrigni di sapere e virtù, il Fiore ricuce lo strappo tra la nostra Terra e il nostro Cielo interioretra la nostra personalità con tutte le sue crisi terrene e la nostra Anima che se lasciata libera di agire ci ricondurrebbe dritti dritti al nostro talento, al disegno del Sé superiore, alla nostra evoluzione!

L’acqua necessariamente deve assumere più forme …a volte l’acqua scorre sotto forma di pioggia, altre volte forma dei cristalli ghiacciati a diversi gradi, trasformandosi in neve, grandine o nevischio… Solo modificando il suo linguaggio in base allo scolaro che ha dinnanzi, il Maestro potrà, di volta in volta, donare il suo sapere e lasciare che lo scolaro recepisca ed assimili la lezione.

Il ghiaccio per così dire rappresenta l’informazione solidificata, facilmente interiorizzabile; mentre la pioggia appunto rappresenta, a seconda della sua intensità e sopraffazione, una vera scarica di input o piuttosto un carezzevole flusso fiabesco… parlo di quella pioggerella che sa’ farsi apprezzare specie quando siamo senza ombrello!

La neve rappresenta lo stato intermedio tra l’acqua che fluisce e il ghiaccio solido.

In un fiocco di neve sono assemblati tra loro oltre cento cristalli di ghiaccio, i fiocchi di neve sono indipendenti tra loro ma si aggrappano l’un l’altro pur non essendo una cosa sola. Nell’Acqua, invece, seppur esistano tante goccioline, ogni goccia fluisce nell’altra formando un solo corpo acqueo.

Un fiocco di neve necessita di almeno due componenti per potersi formare: oltre all’aria fredda, “SIBERIANA”, come la chiamano in questi giorni i “Signori del Meteo”, servono delle goccioline d’acqua (il vapore) e un nucleo.

Pensate che il nucleo è costituito da polveri, minerali e altre particelle microscopiche che si trovano nell’aria.

Un fiocco di neve perciò si forma quando l’acqua unendosi a queste particelle telluriche e all’aria fredda si trasmuta in un tutt’uno fatto di cristalli di ghiaccio.

Nel Cuore di un fiocco di neve convivono
ACQUA E TERRA, VAPORE E PARTICELLE…
MONDO MATERIALE, la TERRA E
CONOSCENZA CELESTE, l’ACQUA.

Ecco il miracolo prodigioso del farsi NEVE, del fluttuare e del fioccare come solo un intermediario divino può fare, perché la sua natura ideale è a metà tra questi due mondi, Cielo e Terra.

La Neve veicola una conoscenza che è stata più volte trasmutata, arricchita di esempi, metafore ed analogie per divenire visibile e tangibile… nonché spalabile per giorni e giorni!

Per cambiare attorno a noi forme e colori e vestire tutto di bianco! Disorientarci e farci perdere gradualmente ogni riferimento! Perché gradualmente il nostro Spirito si abbandoni e si arrenda alla Dolcezza e al Silenzio!

La Neve lascia che il nostro vero Sé emerga dalle stanche e malconce abitudini frenetiche, il fanciullo interiore è ora libero di ruzzolarsi ovunque e di fare perdere le proprie tracce… all’astuta, rigida e incessante ragione!


La neve cade e i nostri occhi incanta, una purezza di velluto magnetico e candido che copre le imperfezioni della Vita e della nostra quotidianità, nasconde ogni cosa…sotto il mantello dell’invisibilità.

A ciascuno di noi la neve concede una pausa per metabolizzare meglio la Vita, integrare al meglio le nostre personali comprensioni,  un digiuno che può divenire un momento di intensa consapevolezza, un digiuno educativo che ci allontana da tutte le nostre cose da fare, una possibilità di evoluzione libera, leggera, più o meno lunga ma uguale per tutti!

Guardiamo ciò che accade attorno a noi quando nevica, come se il Cielo davvero ci stesse inviando un messaggio importante: smettiamola di consultare dieci volte al giorno meteo.it per sapere previsioni e temperature dal nostro cellulare e spegniamo la TV che racconta ed esaspera disagi che d’altronde esistono da sempre ancora prima della stessa TV! …disagi antichi come la neve!

Staccate la spina e guardate semplicemente fuori dalla finestra per sapere se nevica o quanto nevica, andate fuori in giardino per sentire se c’è freddo e quanto fa freddo, riconnettetevi con la realtà, col vostro corpo e con la vostra Anima… assaporate questi giorni, toccateli, prendetevi a palle di neve… siate felici… datevi per dispersi col resto del mondo! Riconquistate voi stessi!

Che il silenzio vi abbracci, tutti, come una preghiera elegante ed innevata, che ci raduni nell’unità, che ci riporti in dono il tempo perduto, quel tempo che sempre denunciamo di non avere o che non ci basta mai… ora che la NEVE ve lo ridà, ora che la NEVE ve lo rimette tutto tra le mani, se potete, cercate di viverlo!

Nel rispetto armonioso che Madre Natura insegna e celebra, in onore di tutti gli esseri viventi e nell’ascolto delle voci più sottili… fate vostra questa NEVE, proprio come facevate da piccoli, ritornate con la memoria del Cuore a quando col naso appiccato al vetro appannato ridevate beati con gli occhi lucidi di gioia ancora in pigiama perché  oggi nevica e non si và a scuola e forse chissà c’è già qualche vostro amichetto là fuori che vi aspetta per fare MA CERTOOOO il pupazzo di neve o magari….MAGARI una gara con lo slittinoooo!

GENNAIO: proseguire leggeri danzando come una Betulla!

di Rosa

La parola gennaio è da ricondursi al latino “Januarius” = mese dedicato a Giano, (in latino Ianus) dalla radice indoeuropea y-aa, che significherebbe ‘passaggio’.

Dio romano degli Inizi, Giano, detto “bifronte”, o anche “Dio delle porte” viene solitamente raffigurato con due facce rispettivamente rivolte al passato e al futuro, Giano, divenuto anche patrono delle porte e dei ponti, perciò considerato divinità protettrice di ogni forma di passaggio e di mutamento, propiziatore di ogni apertura e di ogni inizio. E’ chiaro che il monito evocato dall’etimo per noi in questo particolare mese dell’anno è quello di fermarsi sulla soglia simbolica del momento presente col proposito di un breve e necessario bilancio prima di addentrarci nell’anno nuovo ricchi di buoni propositi, volontà e buon piglio organizzativo!

Le festività inoltre sono da poco trascorse ..i tradizionali convivi familiari e pasti luculliani se da un lato ci hanno coccolato e nutrito dall’altro ci hanno un po’ appesantito ..come ripartire quindi senza prima essersi anche un po’ detossificati fisicamente?

Ovviamente senza dimenticare che siamo comunque ancora nel cuore dell’inverno, stagione in cui è anche importante fortificarsi, poichè per la vera e profonda depurazione ci attende come sempre impaziente la primavera..ricordiamolo!

Quale miglior proposito di questo può condurci a conoscere l’albero da sempre famoso per simboleggiare il nuovo inizio, il rinnovamento interiore, la leggerezza e la purezza:

 la BETULLA

Originaria dei climi freddi del nord Europa e del Canada in Italia la incontriamo tra i 700 e 800 m di altitudine, nella sua famiglia, quella delle “Betulacee” possiamo enumerare più di 40 specie, ma le più diffuse sono la “Betulla pendula” e la “Betulla pelosa botanicamente chiamate “Betula verrucosa ” e “Betula pubescens”.

Comparve sul pianeta circa 30 milioni di anni fa’ e la sua grande adattabilità la rende uno degli alberi più resistenti al mondo. Predilige terreni silicei e freschi anche poveri di sali nutritivi, terreni sabbiosi e pietrosi non ne scoraggiano l’insediamento , questa è difatti la peculiarità che contraddistingue le specie cosiddette “pioniere” : accrescersi anche in presenza di condizioni che comunemente sarebbero sfavorevoli ad altre specie arboree, trasmutando la difficoltà in nuove opportunità di crescita, rigenerando addirittura terreni degradati producendo dal suolo secco un fertile humus grezzo che permetterà la vita ad altri vegetali. Sarà per questo suo “habitus” che al solo guardarla con le sue chiome leggere e il suo tronco argenteo, la Betulla evoca un senso di rinnovamento e rigenerazione interiore.

La betulla simboleggia da sempre la purificazione mentale, fisica e spirituale.

Guardiana della porta” similmente al dio Giano, conduceva lo sciamano alle vie del cielo, fino alla dimora degli Dei. Chiamata dai celti “Albero Cosmico” era depositaria di quattro poteri: donare la luce al mondo, soffocare le grida, guarire le malattie, purificare l’anima.

A conferma e a supporto dei suoi aspetti simbolici e mitologici, le gemme e la linfa di Betula pubescens e Betula verrucosa attuano una profonda azione a livello del sistema reticolo- endoteliale potenziandone sia le proprietà antinfiammatorie sia quelle disintossicanti, aumentando del 37% la velocità di depurazione del sangue, affiancando all’azione drenante un supporto di tipo tonico-stimolante che fortifica le difese immunitarie riattivando il terreno endocrino e metabolico. Il gemmoderivato ottenuto dai semi di Betula verrucosa invece agisce poderosamente sulle funzioni di adattamento allo stress mentale supportando il nostro sistema nervoso nei momenti di maggior dispendio dovuto a surmenage di tipo intelletivo, da iperlavoro o studio.

La Linfa di Betula verrucosa, prelevata all’inizio del mese di marzo con metodi rispettosi dell’albero, apporta nutrienti in grande quantità tra cui aminoacidi (glutamina, citrullina, acido glutamminico, isoleucina, valina, asparagina), derivati salicilati, vitamina C, fruttosio, flavonoidi, tannini, sali minerali (calcio, silicio, potassio, sodio, magnesio, ferro, zinco, rame, manganese), oligoelementi in forma ionizzata perciò altamente bio-disponibili la cui azione antiradicalica risulta efficace nell’attivare i processi di difesa e detossificazione a livello cellulare, determinando un’azione tonica di supporto allo stato di benessere generale già determinato dalle proprietà depurative e drenanti.

Addentrarsi nel 2018 passeggiando in un bosco di betulle potrebbe essere un’esperienza unica e coinvolgente, chiudete gli occhi e per un attimo immaginate: i raggi del sole penetrano tra le foglie, si riflettono, moltiplicati dalle cortecce bianche, illuminando irregolarmente tutti gli angoli del bosco mentre già pervasi dalla forza e dalla leggerezza avanziamo danzando il rinnovamento nella gioia e nella fluidità!

Buon proseguimento per un luminoso 2018… Sognando una Primavera di rinnovamento e rinascita!

Alle radici dell’Albero del Grembo

di Lucilla

Di fronte ad una proposta così speciale come un preparato per la cura dell’ombelico è necessario e piacevole raccontare ancora qualcosa sul come è nato e come lo si usa. Bene, mi piace innanzitutto cominciare col ringraziare tutte le persone, e sono tante e per lo più donne, da cui ho raccolto vari pezzetti fatti di idee, sollecitazioni, conferme, pensieri liberi che passano fra un abbraccio e una risata. Voglio ricordare Gloria, per esempio, che per prima mi ha messo questa pulce nell’orecchio:” Perché non fai un balsamo da usare per l’ombelico?”…e già da qui si è aperto un mondo: prendersi cura del proprio corpo in modo consapevole, ricordando che dietro un semplice gesto si racchiude un rituale capace di fortificare consapevolezze, concetti e comportamenti.

L’ombelico: zona importante, carica di storia, centro di quel grembo attorno al quale si dipana la vita.

L’ho visto un gesto pieno di vera cura di sé, da compiere in silenzio o senza i bagliori di mode o di quelle promesse che snaturano il corpo e le sue stagioni. Stare nel proprio grembo, nella propria pancia, ascoltarsi con gli occhi pieni del ritmo dell’universo, ingranditi dalla faccia della luna. Da questo momento di intimo contatto non ho visto nessuna pancia esclusa tranne quelle che crescono in sé un’altra vita. Per ogni donna, mestruata o in menopausa, tornare con attenzione sul proprio centro è come tornare a casa, lo si può fare in ogni stagione.

Un grazie alle donne coraggiose del seminario di Donna-Terra con Gabriella Turci: in un week end di danza ed esperienza nel bosco ho trovato l’ardire di proporre il balsamo, ancora un po’ grezzo nella sua formula e nei suoi intenti. La proposta è stata accolta con interesse. Sembrava di aver risvegliato un ricordo profondo, un’ antica usanza; era come dar forza a quello per cui ci si stava incontrando, ovvero curare il proprio corpo per curare la terra.

Un grazie di cuore a Zoè, che con la sua fiammella di pura luce chiara ha rotto i miei indugi, mi ha vestita dei suoi abiti e mi ha stimolata a partire per questo viaggio. Con la sua arte e bellezza, Zoè porta onore e nutrimento alla natura femminile nella sua essenza.

Grazie anche a Giulietta, che con la sua conoscenza medica illuminata da materna umanità mi ha istruita su come la cicatrice ombelicale sia in speciale contatto con il sistema nervoso. In particolare raccontandomi di studi che hanno messo in luce che applicazioni di mediatori del sistema nervoso centrale (acetilcolina e noradrenalina), posti in microinformazione sulla pelle a livello ombelicale, sollecitano l’ipofisi.

Il balsamo per ombelico è diventato l’espressione di 4 fasi che sono quelle del ciclo della donna, della luna, delle stagioni, e possiamo vederle rispecchiate ovunque. Mi è piaciuto fare riferimento alla luna perché macroscopicamente è il modo più semplice di ammirare stampato nella volta celeste lo stesso ritmo che ha il nostro corpo. Se guardiamo come la faccia della luna cambia nell’arco del mese abbiamo un esempio di quello che succede nel nostro grembo. Non per questo deve esserci sincronicità fra i due movimenti. Ma possiamo dire che capisco meglio quello che succede “nella mia pancia” con pre ovulazione, ovulazione, post ovulazione e mestruo, perché la luna me lo raffigura con la stessa cadenza. E poi l’albero, coi suoi ritmi fatti di gemma, fiore, seme, radice. E’ lo stesso ritmo che partorisce la Terra.

Una sera la luna piena fissò il suo sguardo nel mio e fra le chiome alte dei pioppi nacque in me questo canto:

“Nel grembo di ogni donna è descritto un albero che ciclicamente si rinnova e cammina coi ritmi della luna”.

La particolarità e la scelta degli ingredienti è la ricerca dei messaggi, simboli e vibrazioni di fiori e piante che risuonino con la fase corrispondente. Così è partita la formulazione.

In una base comune di burro di Karitè e oleolito di Iris energizzato con la luna piena, profumano Rosa e Gelsomino. La Rosa si prende da sempre cura dell’anima attraverso il corpo, mentre il Gelsomino scalda la sensualità ed il piacere ; entrambe infatti sono piante che ci aiutano ad entrare nello spazio sacro della fisicità.

In questa base già di per sé significativa sono disciolti Rimedi floreali e un estratto che racchiude il messaggio dell’albero. Per ogni fase è stato scelto un albero simbolo: la Betulla, Il Melo, il Tamerice e il Salice.

Nella Luna crescente, la fase della gemma, della primavera, della pre-ovulazione, abbiamo la Betulla, albero aggraziato legato alla giovinezza, al rinnovamento, al cominciare le nuove cose; alle vergini dalla bellezza diafana e celeste. La luna crescente a cui corrisponde nel corpo la fase della pre-ovulazione è il momento in cui all’interno dell’ovaio il follicolo matura, producendo estrogeno che stimola i tessuti del seno e dell’utero. Siamo propositive e coinvolgenti, con grandi energie di espansione, molto proiettate all’esterno e visibili, gaie e terrene, aggraziate e sensibili. Questa espressione è avvalorata dalla gialla Primula col suo alito di leggerezza e purificazione che ci incoraggia a tirare fuori senza indugio la nostra “fanciulla” interiore.

Questa crescita arriva ad un compimento: la Luna rotonda in cielo, l’estate, il fiore, e, nel miracolo del nostro grembo, l’ovulazione, la pienezza che sboccia dal follicolo che si apre e nella sua rotondità l’ovulo lascia l’ovaio che viene attirato a sé dalla parte terminale delle tube di Falloppio. Lungo questo sentiero potrà esserci l’incontro con l’altra metà, e per celebrare questo, tutto è nella pienezza: la produzione di ormoni, il letto del nostro utero e la fanciulla che diventa donna, regina compiuta, splendente, piena e madre. A celebrare questa fase di rotondità e fecondità è il Melo, l’albero che incarna la pienezza, che benedice la triplice divinità femminile, che porta il frutto dell’Eternità, che nutre i corpi di vita e gli animali di prosperità. Ci sentiamo passionali, magnetiche, capaci di accudire e nel rosso di Melograno e Ibisco sosteniamo il ritmo caldo della pienezza e, se lo desideriamo, del concepimento. In questa fase siamo consapevoli del nostro valore che è frutto del rispetto che abbiamo saputo avere per tutto l’intero ciclo e dei suoi diversi aspetti. Siamo complete ed esposte perché abbiamo riconosciuto e poi attraversato senza indugi tutti gli spicchi della nostra ciclicità.

Il ritirarsi della luce, nella Luna calante, riflette il ritirarsi delle energie nella fase pre mestruale o post ovulatoria. Il corpo luteo degenera, lo strato di umidità e terra fertile della nostra matrice si assottiglia, i livelli di estrogeno e progesterone scendono; il fiore perde colore e profumo e nel trasformarsi in seme riprende i toni dell’autunno e i colori della terra. Il movimento non è più compiuto verso l’espansione al cielo ma si ricurva per ritornare al suolo. Siamo nel colore bianco come sintesi di tutto ciò che comprende la gamma dei colori che siamo state. L’albero è il Tamerice, simbolo delle cose semplici. Umile pianta che consolida il terreno, che nutre il sangue, che sfida il deserto ed il sale. Siamo nell’essenziale, nella via del ritorno, nel momento in cui si riconosce solo ciò che serve davvero e il resto lo si lascia indietro o lo si ridona alla Terra. Siamo pronte a creare e a distruggere, padrone del caos. Siamo assorte e sognatrici, un po’ pericolose e sensuali come le incantatrici. Per armonizzare questa fase un po’ cruda oltre alla solidità del Tamerice, il balsamo ci porta ispirazione con l’Iris e la magia della Salvia sclarea, capace di purificare e renderci collegate ai nostri sogni e alle cose non manifeste.

La Luna oscurata, la radice dell’albero, il silenzio dell’inverno sono aspetti identici della fase mestruale. Con il sanguinare ripartiamo dall’immobilità del mondo interiore con la gestazione di un nuovo ciclo accolto dentro la terra. Con il mestruo siamo nell’ascolto profondo, ritirate dal mondo (la Luna sparisce dal cielo); siamo nel blu della conoscenza femminile che è indicibile; stiamo con le radici nella Terra. L’Albero-simbolo di questa fase è il Salice bianco: argentato, silenzioso e forte. Nei secoli è stato associato alla luna e alle qualità femminili, alle divinazioni attraverso l’acqua, alla medicina e alla magia. Uno dei nomi più antichi di Salice è Helike, che coincide con un nome della Dea madre. Le arpe celtiche erano costruite con i salici così come i contenitori, i vasi, i recipienti. Il Salice protegge il contenitore della vita, cioè l’utero, durante la fase delicata e potente del sanguinamento. Il Salice ci aiuta ad essere una sola cosa con il nostro ciclo, ad accogliere la Luna ed il potenziale femminile che è la musica di questo ritmo. E poi sull’acqua si è posata la Ninfea (il cui rimedio troviamo nel balsamo) che ascolta le profondità e le sboccia al cielo, che nasconde con le sue foglie la vita segreta degli stagni affinché nessuno sguardo indiscreto possa disturbare la strega.

Questi balsami sono stati accolti con impressioni positive di molte donne di tutte le età, che scoprono il piacere di curare ed onorare una bellezza significativa attraverso questo semplice gesto di centratura e ascolto, di sintonizzazione e scoperta della loro propria essenza.

GRAZIE allora a tutte le donne moderne, giovani e anziane, che benché acciaccate, deluse o stanche, con i loro cicli scarsi o indotti, con gli uteri fibromatosi o retroversi, con dismenoree, cefalee o difficoltà ad accogliere la vita, smarrite in un cielo che non sanno più leggere, ripartiranno con un piccolo gesto di dedizione, ad accogliersi e a scoprire la linfa che scorre nell’albero del loro grembo. Non finirò mai così di ringraziare tutti i cuori, gli ombelichi e occhi di donne, alberi e fiori che si sono incrociati ai miei per questa danza; e pure i cuori, le menti, i piedi e le mani di uomini che hanno saputo riconoscere le donne che, vere, hanno ripreso a danzare al loro fianco.

 

L’Albero del Grembo 

Balsamo per Ombelico

4 vasetti da 7 ml

in un prezioso cofanetto

di cartone.

Dalla Raccolta alla vostra tazza

di Rosa

QUALE CALOROSO RITUALE “TI-SANA” DAI MALANNI DI STAGIONE ?

Per coloro che non se lo sono mai chiesto:

vita e segreti delle Tisane di Remedia, dalla raccolta alla vostra tazza.

 

Durante la stagione autunnale e invernale siamo naturalmente più attratti e coinvolti dall’amorevole e calda consolazione di una buona tisana.
Le ore di luce e il calore sono diminuiti, perciò anima e corpo rivivono nella tisana un momento di vero ristoro: l’aromatica e vaporosa scia che l’infusione, disegna nell’aria, riporta dentro di noi il respiro stesso delle erbe, rivestendoci della loro stessa aura rituale, un momento da godersi in solitudine ma altrettanto magnifico da condividere con altri. Pensate a quando si versa la tisana nelle tazze dei presenti a quell’attento silenzio che si crea.

Non è come fondersi insieme nella reciproca e profonda esigenza, che è il dare e il ricevere, accoglienza e calore?

Tenere una tazza fumante tra le mani parla direttamente al cuore ed evoca l’immagine archetipica del focolare domestico.
Lucilla insegna : “Scandire il ritmo rettilineo di una giornata d’azione con piccole bolle di sferica calma assaporando una calda ti-sana è una forma di sacro godimento che aggiusta l’esistenza, che concilia lo scorrere del tempo veloce e appaga il cuore e l’animo”.

A Remedia, forse ormai lo sapete, effettuiamo la raccolta delle piante quando il tempo balsamico della pianta stessa suggerisce di farlo, seguendo i precetti della tradizione caldea. Scegliamo di fare questo per captare, durante la raccolta, tutti i talenti terapeutici e simbolici, delle nostre sorelle vegetali quando ci sorridono splendenti sotto i raggi del sole mattutino, non appena la rugiada è completamente evaporata dai loro verdeggianti e fioriti corpi.

Pensate un po’, durante la fase di Luna crescente, meglio se ascendente, raccogliamo la parte aerea della pianta, nei giorni in cui la Luna transita in segno di Acqua mentre le parti fiorite quando la Luna transita in un segno di Aria.
Queste accortezze traducono al meglio nei corpi vegetali informazioni, influssi ed impulsi celesti, riuscendo a rendere preciso e oculato anche il più semplice gesto della raccolta arricchito da questa scelta di ascolto empatico che, Lucilla ed Hubert, insegnano a tutti noi Remediani a nutrire nei confronti delle forze cosmiche invisibili e dell’Universo.

Lo sento vero, come un gesto di rispetto delle leggi che risiedono nei vari regni e nei diversi popoli, poiché penso che anche il regno vegetale e lo stesso popolo delle piante, apprezza ed è onorato, quando coloro che giungono in visita da un altro popolo e da un altro regno, si presentano mostrandosi desiderosi di conoscere al meglio quelli che sono gli usi, i costumi, i ritmi e i segreti che la natura ha riposto nella loro individualità.
Con delicatezza potremmo così trasportare nella nostra raccolta proprietà molto più sottili, che esulano dai più noti principi attivi, offerte in dono da ciascuna pianta. Apprendiamo a coltivare gesti che danno forza e valore, non solo al raccoglitore, ma anche a tutti i fruitori del raccolto. Muoversi alla luce di questi ritmi cosmici, portando con noi l’antica conoscenza, ci rende umili e aperti, raccoglitori in connessione con la terra e con il cielo.
Terminata la fase della raccolta, quanto prima ci rechiamo nel luogo di essiccazione con tanto più gusto beneficeremo delle proprietà delle nostre future infusioni.
Il luogo per l’essiccazione è obbligatoriamente all’ombra, all’asciutto e il più possibile ventilato.

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Memorie di un con-tatto… a fior di pelle

di Rosa

«È attraverso la pelle»

scrive l’antropologa Asley Montagu

«che diventiamo esseri in grado di amare».

Fin dalla primissima cellula uovo che ci sospinge nel cosmo come unica ed irripetibile scintilla divina, sono presenti in noi MEMORIE. L’unico senso di percezione cui disponiamo sin dal concepimento è il tatto, perciò sulla pelle sono disegnate, scritte, sfumate ma comunque riportate e trattenute tutte le nostre memorie esperienziali e le emozioni che le hanno accompagnate, a iniziare dalle “memorie del grembo”, alle quali continueremo per tutta la vita a far riferimento, più o meno consapevolmente, nell’esprimerci e nel comunicare anche da adulti.

La pelle è il manto che racchiude il concetto originario di “Fiducia”, premessa di ogni atteggiamento positivo verso gli altri, capacità di identificazione con la collettività, presupposto principe di ogni forma di fusione con l’altro, cardine di Amore e di Impegno sociale.

Le primissime esperienze comunicative che apprendiamo si servono solo ed esclusivamente della pelle e quindi del tatto, il tatto nella vita do ognuno di noi, qui e ora, risveglia la memoria delle prime “onde di pressione”, impressioni cioè ricevute dal tocco amniotico sulla pelle quando eravamo embrioni: un tutt’uno fatto di suoni interni ed esterni dalla voce di nostra madre, il ritmo del suo battito cardiaco,le prime variazioni della danza amniotica date dal variare delle sue emozioni, ecco il primo complesso involucro mappatore di un gioco di pressioni riflesso unico perché individuale , orme preziose che la nostra pelle non ha mai più dimenticato. Si chiamano memorie autoplastiche, o memorie del grembo: una culla piena di racconti, di preziosi contenuti, in cui la nostra coscienza può attingere per ampliare la Comprensioni, trovare risposte sono le nostre radici e il nostro germoglio, sono le emozioni legate a vissuti che diventano nostri a prescindere dal fatto che non lo siano, energia Impressa fatta di antichissimo ascolto, energia primigenia che portiamo impressa perché non-espressa ma che ci ha sommerso per lunghi mesi nel mondo delle acque che le veicolava al nostro sentire. La possibilità di ricontattare queste memorie porta con sé quella di liberarne il potenziale energetico, portandolo ad espressione, come insegnano le parole di Luisa Sperandio, MusicArt terapeuta nella “Globalità dei Linguaggi”.

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Malattia e salute: come il letame con le rose

di Salvatore Satanassi – naturopata

La malattia è l’espressione di una disarmonia e la guarigione è la comprensione di questa disarmonia con il conseguente adeguamento al nuovo. Purtroppo però più l’umanità si sforza nel combattere la malattia più questa si afferma. Non è il solo combattere che fa vincere.
Se abbiamo fiducia nella Natura, come possiamo temere la malattia? Essa è una via, per conoscerci o per spronarci nell’avanzare, per fluire e scardinare la staticità.

Per prima cosa dovremmo imparare a non ostacolarla e darle priorità, quindi dedicarle riposo, una dieta appropriata, assaporarla in ogni suo sintomo, che è sintomo di vita, compreso il dolore che è una delle emozioni più forti e il richiamo di una forte attenzione sul corpo, quella tuttavia necessaria alla guarigione. Purtroppo i tempi che a volte richiederebbe la malattia non sono quelli che noi possiamo concederci ma è proprio questo che ci separa dalla nostra natura e crea le basi per lo squilibrio.

Nell’omeopatia il peggioramento iniziale è come la via per portare i nodi al pettine. Questo peggioramento simboleggia proprio l’andarle incontro, quindi accettarla per andare oltre, attraversarla. Peccato che il peggioramento spaventi chi non coglie il bene che c’è nei sintomi. Parlo di bene nello stesso modo con cui una pianta di rose vedrebbe bene il letame cosparso vicino a lei (senza seppellirla però!). Certo, puzza, e non si presenta bene, ma presto questo sarà ciò che permetterà una bella fioritura. Come dire che per avere il bene serve il male o comunque c’è anche questa possibilità.

In effetti queste due parti sono in stretta relazione, cioè per avere il bene si ottiene male: vaccini, cure, educazioni al fumo, alla dieta, campagne preventive… eppure la gente è sempre più cagionevole! A che pro accanirci per avere la salute se i risultati sono opposti? Questo lo dicono le statistiche.
La malattia rappresenta il confine a ciò che abbiamo nascosto a noi stessi, l’altra faccia della medaglia, la parte oscura di noi che non vorremmo mai incontrare. Più neghiamo a noi questa parte e più compare con forza. Curiamo la nostra parte aerea senza renderci conto che sotto crescono anche delle radici di cui non ci curiamo, fino a vedere un giorno che la strada vicino alla pianta si incurva. Chi si immaginava che le radici arrivassero a fare tutto questo?

Polarità
Tutto ciò verso cui tendiamo, inevitabilmente nutre anche l’opposto. Se si potesse ridurre la velocità di rotazione della terra per aumentare le ore di luce aumenterebbero comunque anche le ore della notte, cioè non si può mai ottenere un puro risultato univoco.
Grandi operatori di pace ed amore sono rimasti vittime della violenza, come pareggio per la unilateralità che hanno seguito. Gesù promulga l’amore, ma dice di amare gli altri come se stessi: un lungimirante esempio di equilibrio che afferma una sintesi nell’unità. La nostra realtà è duale mentre quella che vi si contrappone fa parte dell’Unità che è in un altro regno, in un altra realtà.
Vorrei rassicurare sul fatto che la malattia serve a mantenere il piatto della bilancia in equilibrio, è l’adattamento che impedisce la morte, la unilateralità. In un piatto c’è ciò che vogliamo e nell’altro c’è ciò che non vogliamo o che non riconosciamo in noi e di noi ma che esiste ed emerge con più forza quanto più noi lo neghiamo.
Gesù non ha sconfitto il diavolo, semplicemente lo ha incontrato ed è stato tentato, quindi ha preso consapevolezza del suo potenziale lato oscuro, che esiste per natura, poi ovviamente ha saputo scegliere per il bene, ma per riscattare l’eccessivo lato oscuro dell’umanità ha dovuto bilanciare “subendo” la morte, il tradimento, il rinnegamento, e quindi attraverso il suo sacrificio (che seppure per il bene si esprime attraverso il male), perché solo in questo modo le cose possono convivere sulla Terra. Anche i Santi con tutto il bene che fanno incontrano difficoltà di vario genere o una salute poco stabile perché vengono inseguiti dal loro contropolo.

Giudica e sarai ammalato
Tutti i grandi maestri hanno insegnato a non giudicare, quindi non giudichiamo anche la malattia, non giudichiamo i nostri stati d’animo e le nostre emozioni, e tuttalpiù limitiamoci a prendere atto che esistono dei lati contrapposti. Un buon esercizio per compensare la bilancia è perseguire ciò che crediamo come bene, e ricordare che anche fare l’esatto contrario è concepibile (Osho si esprime molto tramite le contraddizioni); questo serve a portare luce nell’ombra e far appacificare le due parti, ridurre la tensione tra loro.
Il lato oscuro che è l’inconscio non racchiude per forza solo il male ma anche delle nostre qualità buone non riconosciute, quindi vale la pena andargli incontro.

Abbraccia la vita
La malattia racchiude sempre un simbolo che deve essere consapevolizzato ed accettato.
Quindi l’accettazione è un esercizio importante per tutti noi perché è uno degli elementi per giungere alla guarigione specie in questa società spostata sull’aggressività (polo contrapposto dell’accettazione). Non possiamo non riconoscere che tutto il dolore che ci circonda in questa epoca tragga origine dalla non accettazione (che è la negazione del polo femminile).
Se abbiamo la possibilità di vivere un evento sgradevole, abbiamo contemporaneamente la possibilità di trovare la controparte che serve ad accettarlo e riportare l’equilibrio (come l’azione dei fiori di Bach).
Quando pensiamo di non farcela, una sorta di resistere all’accettazione, è lì che proviamo gli effetti dello squilibrio e di massima tensione ed è li che può radicarsi la nuova comprensione.
Anche chi vive il proprio lato oscuro come fosse l’unico, alla fine per bilanciare cambia e passa all’altra parte, come ad esempio San Paolo di Tarso, i pentiti, o le persone che hanno provato tutto ed ad un certo punto “mettono la testa a posto” .

Questo in fondo è buono, cioè è giusto sbagliare se serve a mettersi in cammino per poi tornare come fece il figliol prodigo, mentre chi non si è mai allontanato non riceve lo stesso trattamento. Come dire: chi non risica non rosica.
Come trasformo la malattia in opportunità? Intanto amandola come si amerebbe un figlio, una parte di sé, che sia buona o cattiva; domandandosi quale simbolo evoca un certo tipo di sofferenza ed a quale parte di se stessi potrebbe contrapporsi. Ad esempio se ci si accorge che la mente corre significa che bilancia un non fare materialmente le azioni a cui si aspira. Oppure una cistite potrebbe compensare una zavorra che ci si sente addosso e da cui si sfugge o che non si sa lasciar andare (poi ogni simbolo va ricollocato su una situazione specifica).

Quando arriva la febbre dovremmo essere contenti: intanto dalle statistiche sembra che per gli anziani che fanno un’ influenza all’anno ci sia un minore rischio di infarto per quell’anno, inoltre il sintomo segna un momento di bilanciamento tra le nostre due parti e sarebbe importante sfogarlo naturalmente o solo con rimedi che non blocchino la reattività dell’organismo, sennò si vanifica l’intelligenza del corpo e si postpone un carico maggiore per il futuro.
Tra le materie da insegnare dovrebbe esserci anche la lettura dei simboli e dei sogni, utili specchi e compensatori di cosa bolle in pentola (a pressione!).
Ora non si può fare di tutta l’erba un fascio, però la malattia ha in sé un potenziale di crescita personale, anche per chi ci sta vicino, e se si imparasse ed essere moderati e capaci di vedere il lato opposto delle cose la vita ci strattonerebbe di meno e potremmo comunque perseguire nel fare il bene, ma in maniera più oculata, oppure coerenti col fatto che a volte stiamo offrendo la nostra vita per gli altri.
Il bello di lavorare con le piante è che queste non avvelenano e sono vive, e nel contempo aiutano la persona ad arrivare a comprendere meglio i simboli della propria malattia perché ogni pianta ha un simbolismo profondo che Paracelso chiamava “signatura rerum” che interagisce appunto con le cause simboliche della malattia mentre il farmaco blocca questo aspetto e può essere utile tuttalpiù per modulare o prendere tempo ma non per guarire a questi livelli profondi (tranne per effetto placebo dello stesso).

Aver a cuore la vita dovrebbe aiutarci a comprenderne il mistero che cela ma tutta la confusione in cui siamo immersi ci allontana dal cogliere i simboli e dalla semplice osservazione della realtà, catapultandoci in un mondo ingiusto ed ostile. Se il leone mangia la gazzella non c’è il male ma c’è solo il chiudersi di un equilibrio che non si assolutizza in quell’atto ma in un equilibrio di un macrocosmo, uguale al microcosmo di un organismo vivente o di una singola cellula. Per cui guardando tutto il contesto non vince il più forte ma vince l’equilibrio, che scaturisce tra forza e cooperazione. Quel leone è come un globulo bianco che riduce la presenza di batteri nell’organismo. Se sapessimo accogliere la vita in toto non esisterebbe più la malattia perché sapremmo riconoscere in ogni evento il fluire invece dello sbarramento e saremmo interessati dai simboli più che dai sintomi.
Il termine “malattia” dal dizionario Treccani viene interpretato come deviazione, ed è proprio il deviare, il cambiare, che comporta lo sforzo antipatico all’essere umano e che rimandato assume dei connotati sempre più importanti per meritare l’adeguata attenzione. È per questo che siamo noi i responsabili della nostra salute e dare colpe all’esterno non risolverà mai nulla.
Per questo Bach ha messo a disposizione 38 fiori che evocano 38 simboli o archetipi, ciascuno utile a percepire una determinata consapevolezza e quindi una guarigione.
L’amore non è scegliere cosa amare ma è rivolto a tutto, all’intera esistenza, compresa la malattia e questo aprirsi a tutto non può che riunire nella completezza dell’essere che realmente siamo e perché avvenga questo serve la libertà che scaturisce come nelle fiabe (simboli archetipici) attraverso la deviazione (il ribellarsi al re, alla strega, ecc) che comporta il superamento delle prove e che condurrà poi tutti al : “e vissero felici e contenti”.