Curare gli animali: medicine amare o dolci terapie?

di David Satanassi – Medico veterinario, omeopata, bioeticista.

Prima di intraprendere una scelta sul tipo di approccio nell’ambito delle cure animali, è forse doveroso e necessario affrontare alcune profonde considerazioni, risalendo la china del significato e del rapporto individuo/malattia.
Agli albori, la storia della terapia nasce da un senso di incompletezza che l’individuo tende a manifestare per riprendere il proprio cammino darwiniano di adeguamento e idoneità al modello di specie cui appartiene. 
In questo processo, tale incompletezza incombe ad ogni “inerzia egotica,” cioè in ogni stagnazione nella quale un soggetto cade e si sofferma come in un sonno narcisistico, dal quale non voglia svegliarsi ma che addirittura proclami come nuovo stato di realtà: ecco il sorgere della malattia cronica.
La nascita della terapia, detta letteralmente “faccio con cura”, implica un terapeuta, un mezzo ed un ricevente, cioè il malato.
Se la salute fosse un valore prossimo a cento, la prevenzione a lungo termine sarebbe “un falso d’autore”; potrebbe cioè implementare l’atteggiamento teso al suo mantenimento ma non rendere la salute maggiore di quel valore totale. La malattia acuta è sostanzialmente il frutto di un errare contrario la cui prevenzione è l’intuizione e la cura a lungo termine è l’esperienza.
L’esperienza crea il racconto, per cui nelle specie sociali questa può avere una finalità legata alla condivisione e allora la terapia diviene davvero il mezzo per estendere un “grooming” di specie.
Emerge così una medicina per l’acuto ed una per le specie sociali e per le specie individualiste ove ogni mezzo terapeutico è essenzialmente deposto nella propria auto guarigione, e per queste ultime      il margine terapeutico è più esiguo. 
Per dare del “malato” a qualcuno, uomo o animale che sia, occorre una conoscenza ed il terapeuta è colui che è in grado di recepire, accogliere e trasmutare la malattia. Per non trasformarsi in una sorta di esorcista, il terapeuta deve aspettare con saggezza che il malato raggiunga quell’umiltà che lo renda tale, quindi passibile di aiuto e somministrazione.
Le cure sono infinite ma ogni malato necessita della propria, come espressione e funzione delle peculiarità individuali, così come ogni frutto di una stessa pianta risulta essere diverso.
Quindi un malato acuto temerà il dolore, ma è per il malato cronico che si richiede una terapia particolarmente individualizzata tanto più quanto la malattia, entrando a far parte di esso, si sarà deformata in base a quel preciso umore.
Mentre la specie umana, attraverso il libero arbitrio, può scegliere la terapia con una conoscenza che la possa ricondurre al proprio sé, diverso è l’approccio del terapeuta nei confronti del paziente muto ma sopratutto senza peccato, cioè l’animale.
Il libero arbitrio contraddistingue nell’uomo la possibilità di errare e redimersi: pena, un passaggio di espiazione connotato da un mezzo terapeutico che é il monito di qualcosa di cruento, cioè la medicina amara.
E’ da questa sintesi estrema che la terapia nasce con un peccato all’origine, cioè quello di indurre la guarigione attraverso la consapevolezza della colpa comminata all’uomo resosi cosciente e per questo libero.
Questa tragica consapevolezza ha connotato il cammino della terapia, nel percorso storico e culturale dell’uomo, sempre basata sulla espiazione della malattia con un atto purificatorio a carattere esorcistico/sacrificale.
La sacrificalità trova estrema rappresentazione nel figlio di Dio che “toglie i peccati del mondo” attraverso la propria espiazione per purificare l’uomo. Qui è esemplare come il male sia il mezzo emozionale e spettacolare per descrivere la colpa innata sulla quale infliggere la terapia.
La “medicina amara” per questo, è stata scelta dall’uomo come unico mezzo per indurre nel malato (“malum agere”, cioè colui che soffermandosi mette in discussione il comune percorso), una possibilità di “recupero del branco” attraverso la  guarigione (“messo a riparo”).
Da Hippocrate ad Hamer, la terapia incontra il genio illuminato di Hannemann, che per primo avverte la necessità di sovvertire questo ordine togliendo la tossicità e il connotato sacrificale alla terapia, sublimando la parte curativa dal veleno in cura. Ciò avviene attraverso un passaggio simil alchemico della cura stessa, diluendola e “succuotendola”, cioè arricchendola di energia cosmica ed entrando in quella che la relatività esporrà come l’ ”inversione dell’energia rispetto alla materia”.
Questa trasmutazione della medicina amara in medicina dolce è il più importante passaggio filosofico e metodologico nell’abbattimento del paradigma espiatorio e nel recupero di quella purezza che deve avvenire senza sacrificio ma come uno stato di maggior consapevolezza attraverso un mezzo propiziatorio, possibilistico, inducendo nella guarigione il carattere di una scelta.
Il mezzo velenifero, ovvero la terapia soppressiva, distoglie il malato dall’osservazione riportandolo unicamente ad una condizione di necessità e coercizione; in questo caso lo stato di abbandono di un presupposto patologico non viene mai accolto come possibilistico.
Si fugge solamente da dove l’incendio divampa, così è distrutta la casa e il salto procura fratture irreparabili: la coscienza non cambia e la medicina amara rende malevolo anche colui che la destreggia, il terapeuta, che diviene il boia e la malattia resa inguaribile.
Con queste premesse, la scelta terapeutica in ambito animale è assai delicata, considerando che il soggetto in questione è “muto”, privo di “colpa”, con una connaturata sanità/vitalità, una proverbiale forza e strenua reattività… Quale sarebbe dunque la medicina più giusta, più eticamente adeguata, filologicamente vicina al suo volere di creatura più prossima alla perfezione originaria, al cominciamento?
Qualora il condizionamento non prefigga nessuna via di fuga, quale potrà essere la terapia adeguata  per un animale che non chiede una terapia, non vuole e mal tollera veleni, non necessita di contaminazioni poiché il suo terreno è più puro; che non teme la morte e il dolore in quanto ha meno vita ma più vitalità?
Quale sarà il suo volere muto o il suo non volere? E ancora: esiste un obbligo morale nella terapia? Quale sia il suo percorso ontologico e la sua dignità, come possiamo pensare che necessiti della terapia soppressiva?
Sarebbe una mancanza di umiltà dell’uomo considerare tutto, animali compresi, a “sua immagine e somiglianza”, omologando ancora una volta nel suo specchio antropocentrico ogni alterità biologica.
Il dolore, massima espressione emotiva di reazione resa e tradotta da sintomo a malattia, costituisce il più grave danno nell’interpretazione semiotica della malattia: la morte non è vissuta come un dramma poichè l’animale è troppo intento a vivere per interessarsene e l’angoscia non è mai di tipo esistenziale, ma vissuta semmai in seno all’attività coercitiva dell’uomo sull’animale stesso. 
Come il dio cristiano si è fatto uomo per essere compreso, così l’uomo dovrebbe farsi animale e cercare in quegli ambiti emotivi quale possa essere il suo volere muto. Solo in quella dignità  scoprirà la maggior forza e “l’incontaminatezza”!. Correggere la natura, significa invece giudicarla imperfetta.
E’ per questi fondamentali motivi etici, filosofici e morali, che la terapia convenzionale è giudicabile non adeguata alle necessità animali e per questo vanno condannati tutti i trattamenti soppressivi e aventi carattere di contaminazione. Calzante in tal senso l’esempio dell’uso dello psicofarmaco, che oltre alla personalità toglie ogni connotato di istintiva natura a favore di una nuova identità farmaco-indotta come trattamento sanitario obbligatorio (T.S.O.)
La medicina non convenzionale quindi è e deve essere la scelta prioritaria per ogni approccio terapeutico, ricordando come essa si avvalga della decontaminazione del farmaco. Privato infatti della sua velenosità, attraverso l’estensione hannemaniana al concetto di purezza non sacrificale, la medicina non convenzionale trova nelle miscele e nelle diluizioni il mezzo più prossimo all’origine, negli estratti vegetali ciò che in natura è già a disposizione degli animali stessi, nell’essenza (come essenzialità) e nell’alcool come “spirito”, ciò che di più vero e minimo indispensabile esista, evitando di cadere nella presunzione di un trattamento obbligatorio o nella contaminazione di un vaccino non vagliato dalle vie naturali, ma potremmo dire inflitto tramite un’azione invasiva e adiuvata.
Perciò, alcune delle cure naturali e medicine alternative (fitoterapia, omeopatia, floriterapia, agopuntura) per la scarsa o nulla tossicità, per la loro natura estrattiva e non sintetica, per la loro via di somministrazione, per la sperimentazione incruenta, rappresentano il punto di riflessione per un nuovo approccio alle terapie all’animale, estrinsecando una filosofia zooantropologica che reietti l’antropocentrismo più austero e totalizzante, a favore di una nuova e cosciente ecofarmacologia.

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La benedizione della neve

Quest’inverno sembrava destinato a passare alla storia come l’inverno probabilmente più caldo, ma sicuramente più secco di sempre. A dicembre ho dovuto tirare fuori i tubi per irrigare le piantine trapiantate in autunno, una cosa prima inimmaginabile. Il sole di gennaio trasmetteva un caldo difficile da sopportare e vedere agricoltori e boscaioli abbronzati come dopo una vacanza alle Maldive era uno spettacolo mai visto. La nostra sorgente a gennaio ha segnato un record negativo d’acqua, peggio che nelle estati degli anni più caldi.
Per mesi abbiamo evocato la neve e ora è finalmente arrivata, come una benedizione dal cielo. Fermo restando che mi dispiace molto per le persone che ne hanno subito le conseguenze, sofferto i disagi o i danni molto più gravi dei nostri, che pur abitando in una delle zone più colpite siamo riusciti a evitare il peggio passando diversi giorni a spalare neve anche sui tetti, ritengo l’eccezionale nevicata comunque un evento provvidenziale per i motivi che qui vorrei spiegare. Continue reading

Pandemia 4 – la rivincita

Di questi giorni la notizia che due gruppi di “scienziati”, uno in Olanda e l’altro negli Stati Uniti, hanno creato un nuovo virus influenzale che questa volta sembra essere veramente in grado di causare una pandemia, almeno a quanto risulta dai test effettuati sui furetti. E qui mi si gela il sangue! L’ultima volta che ho sentito parlare di test su furetti era quasi tre anni fa, quando in un laboratorio della Repubblica Ceca sono morti i furetti perché la multinazionale Baxter aveva inviato campioni del virus stagionale inquinati da un ceppo del famoso virus pandemico H5N1.
Ora, “per migliorare la salute pubblica e la sicurezza”, questi pazzi che si fanno chiamare scienziati, hanno sviluppato un metodo per creare nuovi ceppi del virus pandemico e già che c’erano hanno creato un ceppo che secondo loro sarebbe in grado di causare la tanto attesa pandemia.
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Invito EcoSovversione

Se aspettiamo che siano i “potenti” del mondo a salvare il nostro pianeta dalla distruzione siamo spacciati. Dobbiamo muoverci noi e in fretta, altrimenti potrebbe essere troppo tardi. Dobbiamo aiutare la Natura nel suo difficile compito di mantenere un equilibrio senza dover mettere in atto azioni troppo distruttive e abbiamo bisogno di dare una speranza di un futuro migliore ai nostri figli. Stiamo crescendo una generazione di giovani senza orizzonti che dovranno affrontare un mondo con inquinamenti, ingiustizie sociali e carenze di cibo ed energia senza precedenti. Siamo convinti che ancora si possa evitare il peggio se riusciamo ad agire tutti e subito.
Questa analisi ci ha spinto a lanciare un’iniziativa a favore della Natura e dell’umanità che vogliamo chiamare con una parola forte, forte come la situazione che la richiede: eco-sovversione. Vogliamo sovvertire questa società del consumismo e dello sfruttamento e trasformarla in una società che vive in armonia con la Natura e gli esseri viventi. Facciamo un appello a tutti voi di unirsi a noi in questa iniziativa pacifica. Solo se saremo in tanti possiamo ottenere i cambiamenti desiderati. Non vogliamo aspettare passivamente un 2012 di improbabili grandi catastrofi, ma vogliamo lavorare per un 2012 di vero cambiamento per l’umanità. Continue reading

Prodotti erboristici vietati?

Dopo un anno di pausa riprendiamo finalmente le pubblicazioni su remediablog che offre uno spazio per parlare e discutere di temi che riguardono la salute, l’ambiente, la Natura.

Prodotti erboristici vietati?

Nelle ultime settimane sono apparse su web e mass media articoli che parlano di una Direttiva Europea che renderebbe illegale i preparati a base di erbe. Notizie che hanno destato notevoli preoccupazioni e perciò ci sembra opportuno dare informazioni più precise a riguardo.

Il Parlamento Europeo il 31/3/2004 ha emanato la Direttiva 2004/24/CE riguardante i cosiddetti Medicinali Vegetali Tradizionali, cioè medicinali a base di erbe. La norma prevede una registrazione semplificata per i medicinali a base di erbe che hanno un uso tradizionale almeno trentennale nella CE. Come termine ultimo per la piena entrata in vigore è stato fissato l’aprile 2011.

Come al solito nel nostro Paese ci siamo accorti tardivamente di questa Direttiva che è stata recepita con il D.L. 219/2006 più di 4 anni fa. L’obbiettivo del legislatore europeo era di permettere di registrare prodotti a base di erbe come medicinali anche in assenza di costosissime prove scientifiche sull’efficacia e sulla sicurezza. In altre parole la direttiva dice: se un preparato a base di erbe è stato usato da almeno 30 anni senza che siano stati notati gravi effetti collaterali si presume che sia efficace e sicuro. Di per sé una buona idea perché si parte comunque da una sperimentazione sicuramente più attendibile di quelle che attuano le case farmaceutiche per dimostrare l’efficacia e la sicurezza dei farmaci di sintesi.

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Influenza suina – cosa fare ?

Ultimamente numerose persone ci chiedono consigli su cosa fare per l’influenza suina. Prima di dare qualsiasi consiglio, che rappresenterà comunque una mia opinione personale, vorrei farvi avere qualche informazione in più sulla “pandemia” in atto perché alla fine ognuno deve decidere per se stesso cosa fare e solo chi ha le informazioni necessarie è in grado di prendere la decisione migliore.

Tanto si è detto e scritto sull’influenza suina in questi mesi e qualcuno è addirittura arrivato a ipotizzare vaccinazioni obbligatorie di massa e chiusura di scuole per fermare la “pandemia”. Se intendiamo pandemia come una malattia che colpisce tutti i paesi del mondo il termine è appropriato, ma se prendiamo in considerazione il numero di casi mi sembra un po’ presto per parlare di pandemia perché qualsiasi influenza stagionale colpisce un numero di persone decine di volte più alto. Continue reading

“Oops …. me n’è scappato un altro!”

Solo qualche settimana fa avevo chiuso un articolo su questo blog con la frase: “Forse è meglio rinforzare il sistema immunitario perché prima o dopo qualche Frankenstein riuscirà a partorire il tanto atteso virus pandemico.”
Non mi sarei mai aspettato di dover tornare sul tema così presto. Invece oggi ci troviamo in piena emergenza, vera o falsa, di influenza suina. Ieri, 29 aprile, l’OMS ha dichiarato il livello di allarme 5 su 6, cioè grave pericolo di pandemia.
Tuttavia in questa vicenda ci sono varie cose che non quadrano. Continue reading

Oops … mi è scappato il virus

Questi giorni mi è arrivata una notizia di quelle che hanno dell’incredibile, che sembra una di quelle bufale che ogni tanto girano su internet. In effetti aveva tutto l’aspetto di un pesce d’aprile anticipato, non solo per il contenuto che ti rifiuti di credere per il quieto vivere, ma anche per la completa assenza di questa notizia sui mass media, non solo in Italia. Sembra impossibile che non sia apparsa nessuna notizia di un fatto di tale gravità, tra l’altro non successo in Africa, ma in Austria e nella Repubblica Ceca.

Siccome mi piace smascherare le bufale sono andato a cercare notizie a riguardo. Con una ricerca abbastanza generale ho trovato la notizia solo su alcuni siti di controinformazione che generalmente sono i primi a cadere nelle trappole delle bufale ben costruite. Ma siccome volevo essere sicuro ho fatte varie ricerche approfondite e cosi l’ho trovata in qualche giornale di provincia della Repubblica Ceca, dell’Austria e di altri paesi, in un’interrogazione al Parlamento Austriaco e, questo è veramente curioso, nel prestigioso giornale Financial Times, pubblicato dopo un “inspiegabile” calo del valore delle azioni della multinazionale coinvolta. Continue reading

Buono o cattivo?

Nel 2005 gli scienziati australiani Barry Marshall e Robin Warren ricevono il Premio Nobel per aver scoperto nel “lontano” 1982 la “causa” della gastrite e dell’ulcera dello stomaco: il batterio Helicobacter pylori. Fu subito dichiarata guerra a questo terribile nemico che due generazioni fa era ancora presente nel 70% delle persone del mondo industrializzato. La guerra portò a una vittoria schiacciante: il povero batterio è molto sensibile agli antibiotici e oggi nei paesi industrializzati solo circa il 5 % delle persone nate negli anni ’90 è ancora portatore dell’helicobacter. Questo successo era il motivo principale della tardiva assegnazione del Premio Nobel. Continue reading

La crisi – una occasione (per ora persa)

Desideriamo iniziare il blog di Remedia con un tema di grande attualità. Come faremo spesso su questo blog vogliamo guardare il tema da un altro punto di vista, che delle volte sarà di buonsenso, delle volte provocatorio, delle volte ironico, nella speranza di stimolare una discussione su tutto quello che riguarda la Natura, direttamente o indirettamente.

Se ascoltassimo i mass media dovremmo tutti essere spaventati dalla crisi economica. Dico subito che io non lo sono, anzi in un certo senso sono contento.

Se stessimo in una macchina guidata da un autista pazzo che si sta lanciando a grande velocità verso un abisso saresti spaventato se si rompesse e si fermasse la machina? Non credo. Continue reading