Solstizio d’Inverno: prepariamoci a rinascere con il sole

Il Natale del sole

Il 21 dicembre, con il Solstizio d’Inverno, Madre Terra ci riconduce a un momento cosmico molto importante: questa è la notte più lunga dell’anno, l’oscurità trionfa, esprimendosi al suo culmine, e cede il passo alla Luce.

È la quiete dietro il movimento: il tempo si ferma, chiamando il Sole nel grembo della grande notte. Il respiro della natura è sospeso, tutto il mondo attende l’alba. La grande Madre Terra donerà la Luce al bambino divino che è in noi: il figlio del Sole che serba speranzoso la promessa dell’Estate.

La ruota dell’anno gira e, ciclica, detta il mistero dell’eterno divenire: Primavera, Estate, Autunno e Inverno. Nascita, crescita, deperimento e morte. Nascono idee, vengono portati a termine progetti, alcuni di essi si rivelano impraticabili e cessano di esistere. Ci innamoriamo, soffriamo e celebriamo affetti perduti, concludiamo le nostre relazioni, diamo alla luce bambini, diveniamo anziani.

Insieme a Madre Natura possiamo collegare i cicli interiori, individuali, a quelli esteriori, cosmici: intervalli magici, “portali” dove le vicende stagionali, quelle celesti, quelle delle comunità, quelle creative e quelle personali si uniscono, si legano e, rispecchiandosi, danzano insieme.

 

L’importanza del rito di passaggio

Il Rituale, la “Festività”, la celebrazione segue antropologicamente l’essere umano dalla notte dei tempi e lo connette al Divino, che ci parla attraverso la Natura: Fuoco, Terra, Acqua, Aria.

Candele, piante sacre, cibi o digiuni, bevande, incensi, danze e canti: il rito ci accompagna in un momento di vero passaggio e permette di onorare, riconoscere, ascoltare, ci consente di riconnetterci e rispecchiarci gli uni negli altri e nella Natura, per divenire insieme parte del Divino.

Siamo figli del Cielo e della Terra. Ognuno con credenze, usi, costumi, origini, tradizioni e radici solo in apparenza diversi. Ognuno è ugualmente figlio, in cammino, di padri e madri che hanno permesso al nostro bambino divino interiore di nascere e vivere.

Onorare gli antenati è onorare quel bambino divino, la parte di noi che in questo periodo dell’anno ancora attende con fiducia Babbo Natale, scrive letterine, chiede doni, offre luce e sorrisi, diffonde amore incondizionato… perché sa che l’Universo gli risponderà, dandogli esattamente ciò di cui necessita e che lo renderà felice.

 

Il fanciullo interiore

Il Fanciullo Interiore abita il nostro Cuore, proprio là dove le nostre sensazioni si raccolgono e vivono per sempre. Vive con noi la gioia, la tristezza, la rabbia e la paura. Quando ci sentiamo liberi, creativi, intuitivi, magici e giocosi esso è in equilibrio. Perché rappresenta il rinnovamento della vita, la spontaneità e le nuove possibilità. La sua zona d’ombra possiamo vederla nella  parte di noi “infantile” che ci fa essere dipendenti, pigri, “troppo” giocherelloni, superficiali, infastiditi dai problemi, in fuga da responsabilità e doveri.

Il bambino è l’apertura nei confronti del mondo e nei confronti degli altri, è la spinta fiduciosa, luminosa e speranzosa verso la vita e verso il regno puro dello Spirito. Il suo motto è: “credere per vedere”!

 

La magia del dono: un bene comune

Negli antichi rituali si donava alla natura e agli dei… il dono esiste da sempre. Ha origini tribali ma vive anche nelle moderne popolazioni. Può indicare non solo un oggetto ma anche una dote spirituale: io mi dono a te nella mia bellezza, nel mio tempo, nella mia gioia e nel mio talento, in tutto ciò che immaterialmente ho ricevuto in dono dalla natura e dal creatore.

Il dono non può ridursi a una semplice pratica di scambio utilitaristica e materiale! Durante questo Natale impegniamoci perché il dono riviva e resusciti oltre la logica del consumismo. Dare, ricevere, ricambiare, fare rete… il dono istituisce momenti di unione e condivisione che servono a mantenere unita la comunità, dissipare il malumore e le ostilità.

Una forza primitiva e futuristica al tempo stesso vive in tutte le forme di Dono. Riscopriamola! Pensiamo al dono come base per tessere relazioni etiche, relazioni di riconoscimento, che fuggono dalle logiche di dominio degli esseri umani e della madre Terra. Liberi, consapevoli e lontani dal sistema di un’economia fine a sé stessa. Legati e vicini all’economia del bene comune.

 

Vecchi rami e nuove gemme

Ogni fine anno la Natura e il Cosmo ci insegnano l’importanza del liberare e del donare, per lasciar andare. Presto i rami secchi si spezzeranno donandosi alla Terra sotto il peso delle nevi. Così, strutture non più salde né vitali, si lasceranno cadere nel grembo della Terra, senza timore alcuno, ma fiduciose e consce che essa le trasformerà in humus, per dare forza a nuove gemme.

Ciclo imperituro: morte e rinascita. Sotto i nostri occhi le meraviglie della legge dell’alternanza regolano qualsiasi processo, grazie a forze opposte, che, misteriosamente, portano sempre a un compimento. Pieno e vuoto, buio e luce, fine e inizio. Opposti grazie ai quali l’Universo permette a tutto e a tutti la continua evoluzione, donandosi al divenire.

Che cosa sta aspettando il tuo Cuore? Che cosa urge lasciare nel grembo di Madre Terra per proseguire leggeri in questo inno di Rinascita? Cosa sei pronto a donare? Cosa non sei ancora pronto a lasciare? Cosa vorresti che ti venisse donato?

Scrivi la tua letterina. Affidala al Cielo, alla Terra. Fai sogni sereni. L’Universo ti ama.

di Rosa Massari 

One thought on “Solstizio d’Inverno: prepariamoci a rinascere con il sole

  1. Cara Rosa, hai scritto con una fluidità meravigliosa riflessioni profonde, che condivido e che, grazie alle tue parole, più facilmente ora riesco ad esprimere. Userò qualche spunto preso dal tuo articolo per scrivere la preghiera da donare alla natura e alla comunità, in occasione della celebrazione del Solstizio. Ti ringrazio profondamente!

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