E’ tempo di… vaccinazioni naturali

di Hubert Bösch

Quest’ultimi mesi si è parlato molto di vaccinazioni e a sentire i mass media l’unica possibilità che abbiamo per stare in salute è vaccinarci contro tutto e per tutta la vita. Questa campagna di disinformazione, dietro alla quale ci sono fortissimi interessi economici, si basa su una concezione della salute alquanto strana: il sistema immunitario non è in grado di proteggerci da malattie banali. Viene da chiedersi come l’uomo sia riuscito a sopravvivere per centinaia di migliaia di anni con un tale sistema immunitario. Quando fame e mancata igiene creavano situazioni ben peggiori di qualche virus che saltella da una persona all’altra, come insegna la Lorenzin.
E’ vero, oggigiorno fattori come stress, inquinamento e uno stile di vita lontano dalla Natura indeboliscono le difese. Ma sicuramente non al punto da essere in balia di ogni germe. I bambini di oggi si ammalano molto più spesso rispetto a 60 anni fa, nonostante le vaccinazioni. Non potrebbero essere proprio queste a indebolire il sistema immunitario o a impedire il suo sano sviluppo? La Natura ha previsto un “piano vaccinale” geniale e perfetto che funziona a meraviglia. Vediamo come lo possiamo assecondare e sostenere.

Il sistema immunitario

La descrizione del sistema immunitario è, qui, necessariamente sintetica e semplificata, trattandosi di una sofisticata struttura di difesa, organizzata su vari livelli e con diversi tipi di attori che in caso di necessità entrano in azione. In linea di principio si distingue tra il sistema innato e quello adattativo. Il sistema innato fornisce una risposta massima immediata, ma non specifica, mentre quello adattativo fornisce una risposta specifica contro certi patogeni, ma al primo contatto solo dopo un certo lasso di tempo. Tuttavia ha il pregio di conservare una memoria che permette di riconoscere il patogeno e attivare velocemente la difesa specifica in caso di nuovo contatto.

Il sistema immunitario innato inizia da vari tipi di barriere che hanno il compito di impedire l’entrata di patogeni, di catturarli ed espellerli prima che entrino in circolazione. Sono per esempio le sostanze antimicrobiche secrete della pelle, il muco che cattura i patogeni e lo starnuto o la tosse che li espellono. Le barriere possono essere meccaniche, chimiche e biologiche. In caso di infezione il sistema innato attiva una risposta infiammatoria che serve ad aumentare il flusso sanguigno e attirare certi tipi di cellule di difesa. Invece la parte che neutralizza ed elimina i patogeni viene chiamata sistema di complemento che è capace di produrre una risposta veloce e mirata, grazie a una serie di cellule che hanno compiti specifici.
Il sistema adattativo è costituito da linfociti che hanno ricettori per riconoscere obiettivi specifici. I linfociti del tipo B producono anticorpi che riconoscono e si legano agli antigeni, permettendo l’eliminazione dei patogeni. Si chiama adattativo perché in seguito a un contatto con un patogeno si formano linfociti a lunga memoria che intervengono subito, se l’agente viene rilevato nuovamente, procurando una risposta veloce e forte. La memoria rimane per tutta la vita dell’organismo ma solo in caso di infezione naturale. Non è così con la vaccinazioni, in questo caso l’immunizzazione rimane solo per un limitato lasso di tempo.


Il sistema immunitario ha un compito molto vasto che non si limita all’uccisione e all’eliminazione di germi. Deve riconoscere ed eliminare tutto quello che è nocivo per l’organismo, perciò anche sostanze tossiche, cellule danneggiate o alterate, comprese quelle tumorali. Per esercitare bene il suo compito ha bisogno di formarsi tramite allenamento ed esperienza nei primi mesi e anni di vita. Poi durante tutta la vita ha bisogno di essere mantenuto efficace tramite uno stile di vita e abitudini sani.

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Memorie di un con-tatto… a fior di pelle

di Rosa

«È attraverso la pelle»

scrive l’antropologa Asley Montagu

«che diventiamo esseri in grado di amare».

Fin dalla primissima cellula uovo che ci sospinge nel cosmo come unica ed irripetibile scintilla divina, sono presenti in noi MEMORIE. L’unico senso di percezione cui disponiamo sin dal concepimento è il tatto, perciò sulla pelle sono disegnate, scritte, sfumate ma comunque riportate e trattenute tutte le nostre memorie esperienziali e le emozioni che le hanno accompagnate, a iniziare dalle “memorie del grembo”, alle quali continueremo per tutta la vita a far riferimento, più o meno consapevolmente, nell’esprimerci e nel comunicare anche da adulti.

La pelle è il manto che racchiude il concetto originario di “Fiducia”, premessa di ogni atteggiamento positivo verso gli altri, capacità di identificazione con la collettività, presupposto principe di ogni forma di fusione con l’altro, cardine di Amore e di Impegno sociale.

Le primissime esperienze comunicative che apprendiamo si servono solo ed esclusivamente della pelle e quindi del tatto, il tatto nella vita do ognuno di noi, qui e ora, risveglia la memoria delle prime “onde di pressione”, impressioni cioè ricevute dal tocco amniotico sulla pelle quando eravamo embrioni: un tutt’uno fatto di suoni interni ed esterni dalla voce di nostra madre, il ritmo del suo battito cardiaco,le prime variazioni della danza amniotica date dal variare delle sue emozioni, ecco il primo complesso involucro mappatore di un gioco di pressioni riflesso unico perché individuale , orme preziose che la nostra pelle non ha mai più dimenticato. Si chiamano memorie autoplastiche, o memorie del grembo: una culla piena di racconti, di preziosi contenuti, in cui la nostra coscienza può attingere per ampliare la Comprensioni, trovare risposte sono le nostre radici e il nostro germoglio, sono le emozioni legate a vissuti che diventano nostri a prescindere dal fatto che non lo siano, energia Impressa fatta di antichissimo ascolto, energia primigenia che portiamo impressa perché non-espressa ma che ci ha sommerso per lunghi mesi nel mondo delle acque che le veicolava al nostro sentire. La possibilità di ricontattare queste memorie porta con sé quella di liberarne il potenziale energetico, portandolo ad espressione, come insegnano le parole di Luisa Sperandio, MusicArt terapeuta nella “Globalità dei Linguaggi”.

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Condi-visioni sulla..salute!

di Rosa

In questi giorni, che ci vedono impegnati nell’organizzare manifestazioni di protesta contro le vaccinazioni di massa e camminate per il valore dell’Acqua-Bene Comune, riflettevo sull’importanza della nostra Vita, intesa come salute, scelte, parole, responsabilità individuale e del Potere che spesso dimentichiamo di avere come individui liberi e sani, una vera minaccia per chi ci vorrebbe schiavi e malati.

Sento che abbiamo ancora molta strada da fare per armonizzarci al meglio e sintonizzarci tutti sul concetto di Salute, ma siamo già a un buon punto, grazie al lavoro di Antichi e Attuali Maestri, la cui missione va onorata, ed è per questo che proprio ora dovremmo stare uniti, sensibilizzare ed essere informati.

Essere in salute significa da sempre stare in armonia con la Natura che ci circonda, che comunica con noi, che ci dona esempi, e ammorbidire quegli aspetti che ancora ci portano a “compartimentare” la nostra visione per paura di qualcosa.

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Prendersi cura di sè considerando solo la punta dell’iceberg, con azioni di “lotta verso qualche agente patogeno”, è un vecchio paradigma. Tanti continuano a curare le malattie, seppur con metodi naturali, e non l’individuo “ammalato” o il suo stile di vita, allontanandosi così dal vero nucleo della Salute intesa come scelta, come percorso e come acquisizione di strumenti e di responsabilità. Responsabilità nei confronti di noi stessi e di un sistema formato da tanti individui, che non per forza devono sostenersi nella malattia grazie al concetto di assistenza sanitaria, ma che in primis dovrebbero sostenersi nella salute, concetto più sostenibile di sicuro e che costerebbe molto meno anche in termini economici!

Alla base del pensiero e della visione energetica ed olistica dell’Antica Medicina Cinese, vi è il rapporto continuo e costante tra l’uomo e l’universo-ambiente che lo circonda. L’uomo è un essere immerso nel mondo della natura ed è costantemente in contatto con i fenomeni cosmici, da qui deriva uno dei più importanti postulati della Filosofia e della Medicina Cinese:

Conoscere l’alto (l’astronomia), il Basso (la geografia), il Mezzo (le cose umane) è sussistere per lungo tempo..

Curate il corpo umano senza seguire le regole della natura: la malattia si produrrà.”

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E’ tempo di…pollini!

di Hubert Boesch

Già a febbraio alcuni alberi si svegliano dalla quiete invernale e cominciano a pensare alla riproduzione. Come si può osservare in certi giorni, i fiori maschili liberano nell’aria nuvole di pollini portati lontani dal vento. Lo fanno per fecondare i fiori femminili, non per fare un dispetto alle persone allergiche. Il polline è in fondo una sostanza innocua per l’organismo, il quale per qualche sconosciuto motivo reagisce in modo esagerato.

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Ma a pensarci bene i motivi forse non sono così oscuri. Perché il problema, in realtà, non è il polline con cui l’organismo umano nella sua lunga evoluzione dovrebbe aver imparato a convivere. E’ meglio chiedersi perché il corpo scateni una guerra contro sostanze che non presentano un particolare pericolo e per quale motivo questo succede a un numero di persone in forte crescita negli ultimi decenni. Per comprendere meglio le cause del comportamento apparentemente illogico del sistema immunitario dobbiamo allargare la visione invece di guardare solo il processo allergico. In questo modo possiamo scoprire diversi aspetti interessanti che aiutano a comprendere i vari motivi che sono principalmente: vaccinazioni, inquinamento e alimentazione.

Vaccinazioni

Probabilmente le vaccinazioni sono i principali responsabili dell’epidemia di allergia. Basta usare il buon senso per comprendere gli effetti della vaccinazione, non servono strumenti scientifici. Immaginiamo cosa succeda all’organismo con le vaccinazioni in età pediatrica. Il sistema immunitario del bambino è in via di formazione e sta imparando a difendersi. In natura i germi devono faticare un bel po’ per entrare all’interno dell’organismo e nel sangue perché le mucose e altre barriere cercano di impedire l’accesso. Meno germi arrivano negli organi e nel sangue, meglio riesce a difendersi l’organismo. Ecco perché l’igiene è importante! Riduce il numero di germi con cui il corpo viene a contatto e così è più facile difendersi. Ma non dev’essere esagerata perché le difese del corpo hanno bisogno del continuo esercizio per mantenere l’efficacia.

Ora vediamo cosa succede con le vaccinazioni: da un momento all’altro arrivano milioni di germi inattivati direttamente all’interno dell’organismo, una cosa che in Natura non potrebbe mai succedere. Il risultato è uno spavento immenso che segnerà il sistema immunitario per tutta la vita. La lezione che impara è che possono arrivare in un secondo milioni di germi all’interno del corpo. Che conclusione può trarre da questo, ignaro che l’uomo ha sconvolto i processi naturali? Una possibile conclusione a cui giungerebbe l’organismo, è che bisogna difendere meglio i confini, aggredendo ogni cosa sospetta. Ed ecco che abbiamo la reazione allergica. Oppure rimane “demoralizzato” e non si difende più con forza. E così abbiamo i bambini che si ammalano da 5 a 10 volte all’anno, oggi ormai considerata una frequenza quasi normale.

Inquinamento

Oggi siamo tutti, chi più e chi meno, esposti a una serie di inquinamenti. L’aria, specialmente nelle grande città, è satura di sostanze tossiche che respirando entrano nell’organismo. L’acqua spesso contiene metalli pesanti e pesticidi, anche se in piccole quantità, che si accumulano nel corpo. Gli alimenti, il più delle volte, almeno che non mangiamo biologico (vero!), contengono tracce di pesticidi, conservanti, coloranti e altre sostanze che inquinano l’organismo. Non dimentichiamo le sostanze chimiche presenti nei cosmetici e i profumi sintetici presenti nei prodotti di pulizia, per “profumare” l’aria ecc. A tutto questo si aggiungono i farmaci e le sostanze tossiche contenute nei vaccini.

Un bombardamento di tossine che anche un organismo sano fa fatica a eliminare, visto che sono molecole sconosciute nell’evoluzione umana e per le quali il corpo non ha sviluppato valide strategie di eliminazione. Non è da meravigliarsi che in questa situazione gli organi emuntori sono in sovraccarico. Così l’allergia è un modo per dire basta e per evitare che si aggiungano anche pollini o altre sostanze.

Alimentazione

Quasi sempre eliminare latte, latticini e zuccheri dalla dieta porta a un miglioramento dei sintomi allergici. Il motivo è che un’alimentazione errata causa uno squilibrio della flora intestinale e del metabolismo in generale. Nell’intestino si formano tossine che invadono il corpo e il metabolismo non funziona più nel modo ottimale. Così può succedere che il corpo reagisca con irritazione al contatto con alcune sostanze.

Come rimediare all’allergia

Prima di tutto bisogna cambiare stile di vita, vivere più in armonia con la Natura e avere fiducia in Lei e nel proprio corpo. Il nostro organismo è progettato per stare in salute, però ha bisogno che ci nutriamo e viviamo in modo salubre e che siamo disposti a imparare le lezioni della vita. Inoltre la Natura fornisce tutti gli strumenti per ristabilire la salute se dovessimo perderla. Perciò possiamo vivere senza aver bisogno di vaccinare o di assumere farmaci.

Naturalmente oggi nessuno può sfuggire totalmente all’inquinamento, ormai onnipresente. Tuttavia possiamo, oltre a evitare il più possibile le fonti di inquinamento, aiutare il corpo a ripulirsi grazie alle gemme ed erbe che aiutano il fegato e i reni a svolgere al meglio il loro lavoro. Può essere importante anche il gemmoderivato Prunus spinosa che stimola l’eliminazione di farmaci e sostanze chimiche.

Invece, per sostenere i processi fisiologici preposti a controllare le reazioni allergiche, si è dimostrato di grande aiuto la miscela di gemmoderivati Aller. Eventualmente coadiuvata dall’Olio di Nigella-Rosa, ricco di acidi grassi insaturi di cui l’organismo ha bisogno per controllare le reazioni allergiche.

Sul piano dell’evoluzione personale, l’allergia denota un conflitto con il mondo esteriore. L’allergia al polline o altra sostanza non è altro che l’espressione fisica del non sopportare qualche aspetto della nostra vita che ha a che fare con l’ambiente esterno. Perciò ci chiede di cambiare qualcosa nella nostra vita oppure di cambiare almeno l’atteggiamento verso quello che ci disturba. In quest’ultimo caso può aiutare lo Spirito del Tiglio che rinforza la capacità di incontrare, comunicare e comprendere quello che è diverso. Perciò aiuta il sistema immunitario a incontrare il polline o l’allergene senza scatenare una guerra inutile.

Le straordinarie proprietà delle piante

di Salvatore Satanassi – Naturopata

Capita spesso, per moda o per “recenti studi scientifici” di turno, di riconoscere a qualche nuova pianta proprietà incredibili. Praticamente, una sola pianta alle volte potrebbe sembrare la panacea per ogni malanno. Ma siamo sicuri che sia proprio così?

Se fosse, avremmo risolto tutti i nostri problemi. Faccio un esempio: mia moglie è una donna straordinaria, bella, sa cucinare, tiene la casa pulita, è una ottima amante e mi ama alla follia, insomma io con lei sto veramente bene e anche gli altri lo possono confermare. Quindi lei, se si potesse clonare, sarebbe la moglie ideale per ogni uomo. Ecco l’errore. Potenzialmente potrebbe essere una moglie ideale per ogni uomo ma in realtà è tale solo per me, poiché con una altra persona potrebbero verificarsi situazioni completamente diverse. Lo stesso avviene con le piante.

Alcune con noi possono non realizzare il loro potenziale, che si determina invece con altre persone. Non è solo l’effetto del fitocomplesso o dell’archetipo della pianta, ma del suo spirito. Come una persona che non sa cucinare ma per te imparerebbe a farlo, così un Tiglio, che dovrebbe rilassare il sistema nervoso, potrebbe nella persona eletta avere anche effetti molto più mirati su tutto il quadro e magari aiutare a risolvere problemi che difficilmente potrebbero essere associati al Tiglio. Oppure una Valeriana nonostante sia ipnotica potrebbe non permettere il rilassamento di certe persone. Le spiegazioni di ciò possono essere tante: dal terreno diverso, ad un quadro complesso, ad un archetipo che non combacia con la persona, a risposte biochimiche inappropriate a quel soggetto, o ad altre motivazioni ancora. Sta di fatto che se riconosciamo che le piante abbiano una loro coscienza ed un loro spirito, noi possiamo chiedere loro il permesso di utilizzarle.

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E’ per questo motivo che alcuni preparati, come quelli di Remedia, risultano spesso più efficaci di altri: perché viene chiesto il permesso e l’aiuto alle piante, non ci si limita a sfruttare la loro chimica. Ecco perché, per esempio, può risultare sufficiente un rimedio come lo Spirito del Noce dove solo i principi attivi presenti nel preparato non spiegherebbero una azione così profonda e modulante a livello fisico e energetico. Con lo Spirito degli Alberi entriamo infatti in relazione con questa pianta, e sin dal momento della raccolta chiediamo così aiuto e sostegno. Se le siamo affini o simpatici ci aiuterà, nel limite delle sue capacità. Ci vuole molta fede in questa visione e meno in quello che afferma la scienza, che per molti è pur sempre una credenza. Se ci affidassimo anche a ciò che è intuitivo, a quello che sentiamo oltre a quello che dovremmo vedere, potremmo capire che questa relazione tra esseri viventi si alimenta anche di uno scambio su ambiti energetici sottili.

Basti pensare agli shamani, ai popoli delle foreste, ai guaritori di un tempo che senza sapere un fico secco di chimica o biologia, percepiscono che una certa pianta si presta per determinati disturbi, o meglio per determinate persone. La scienza potrebbe asserire che nei secoli qualcuno ha provato, casualmente, l’efficacia di una pianta in corrispondenza di un disturbo, e che poi queste conoscenze si sono tramandate. E’ una versione che lascia alquanto perplessi. Nella sperimentazione dello Spirito degli Alberi, tante persone hanno potuto raccontare le medesime percezioni rispetto ad una pianta, e questo in soggetti dotati di una comune sensibilità. Non si tratta di accantonare la scienza, tutt’altro; essa stessa dovrebbe però tenere conto che ciò che non può, o forse non vuole dimostrare, non può permettere di negarne l’esistenza. La scienza può affermare ciò che sa ma non può negare ciò che non sa. La scienza non è la verità ma il frutto di un percorso votato a evolvere, quindi espressione ancora parziale.

La scienza deve continuare il proprio nobile percorso rifuggendo una posizione dogmatica poiché il dogma è come un recinto elettrico che limita il potenziale.

Le piante, dal canto loro, sono esseri senzienti. E’ dimostrato anche con le macchine della verità applicate alle loro strutture che evidenziano determinate reazioni in base alle interazioni con persone diverse o alle loro intenzioni.

Le piante sono state nella storia del mondo la principale cura per tante persone. È solo la miopia dell’uomo moderno che non riconosce questo potere che va oltre la chimica, con la presunzione che la natura debba asservire completamente la volontà egoica dell’uomo, un essere che vorrebbe vincere la morte senza ancora aver capito che è vita, come lo è l’espirare dopo aver inspirato. Insomma, l’arroganza dell’uomo gli fa credere di poter perfezionare qualcosa che è già perfetto (non si può dire più perfetto!), ciò che già segue una coerenza, una sensatezza, una saggezza. Ancora qualcuno è convinto che la morte sia inconcepibile, un errore, ingiusta, e quindi anche la malattia, senza mai potersi domandare il senso reale delle cose poiché si vuole dare la colpa alla natura cattiva, a qualcosa di esterno a noi.

Forse manca, in tutto questo, una cultura sul significato della vita. Non ce la vogliono insegnare! E la natura, che invece lo insegna se le si vive accanto, viene sempre più esclusa dalle nostre vite impegnate solo a produrre l’illusione di ricchezza e di felicità.

La natura è nostra alleata nel percorso di vita, è la forza che ci può sostenere. Anche le capre sanno di dover mangiare determinate piante in certe circostanze. I fiori di Bach e lo spirito degli Alberi sono l’evoluzione o il ritorno a questa verità che va oltre le proprietà chimiche e va a tracciare una relazione animica con questi alleati.

La scelta dei rimedi dovrà per forza sempre più dirigersi verso modalità intuitive o legate alla sensibilità piuttosto che al solo calcolo mentale. Conta più l’affinità con quella pianta dei suoi principi attivi. In ogni caso, questa è una considerazione e, vera, logica o fantasiosa che sia, non deve sostituire nulla. Semplicemente esiste ed è alla portata di tutti e ciascuno saprà valutare e percepire quanto questa relazione sia potente e tangibile. Trovare alleati è un gioco da bambini, non c’è nulla di più semplice, purché si permetta questo flusso. C’è un mondo che vuole derubare la natura dei suoi tesori più preziosi trasformandola in soli principi attivi che già sappiamo come stanno fallendo per l’effetto tossico che si cela dietro. Invece oltre ai principi attivi (o meglio il fitocomplesso) le piante possono dare il loro aiuto attraverso una relazione e risonanza con il loro messaggio più spirituale.

Questo non è marketing, perché le piante sono nel mondo e sono di tutti e per tutti.Si tratta di imparare a conoscerle.

Se le incontriamo come fossero maestri, perché tali sono, e se gli sarete simpatici, vi aiuteranno!

naturopatiSalvatore Satanassi – naturopata. Disponibile per consigli e consulenze presso Azienda Remedia, il martedì e mercoledì dalle ore 9 alle ore 12,30. Chiama il n. 0547 95352 o scrivi a info@remediaerbe.it

Malattia e salute: come il letame con le rose

di Salvatore Satanassi – naturopata

La malattia è l’espressione di una disarmonia e la guarigione è la comprensione di questa disarmonia con il conseguente adeguamento al nuovo. Purtroppo però più l’umanità si sforza nel combattere la malattia più questa si afferma. Non è il solo combattere che fa vincere.
Se abbiamo fiducia nella Natura, come possiamo temere la malattia? Essa è una via, per conoscerci o per spronarci nell’avanzare, per fluire e scardinare la staticità.

Per prima cosa dovremmo imparare a non ostacolarla e darle priorità, quindi dedicarle riposo, una dieta appropriata, assaporarla in ogni suo sintomo, che è sintomo di vita, compreso il dolore che è una delle emozioni più forti e il richiamo di una forte attenzione sul corpo, quella tuttavia necessaria alla guarigione. Purtroppo i tempi che a volte richiederebbe la malattia non sono quelli che noi possiamo concederci ma è proprio questo che ci separa dalla nostra natura e crea le basi per lo squilibrio.

Nell’omeopatia il peggioramento iniziale è come la via per portare i nodi al pettine. Questo peggioramento simboleggia proprio l’andarle incontro, quindi accettarla per andare oltre, attraversarla. Peccato che il peggioramento spaventi chi non coglie il bene che c’è nei sintomi. Parlo di bene nello stesso modo con cui una pianta di rose vedrebbe bene il letame cosparso vicino a lei (senza seppellirla però!). Certo, puzza, e non si presenta bene, ma presto questo sarà ciò che permetterà una bella fioritura. Come dire che per avere il bene serve il male o comunque c’è anche questa possibilità.

In effetti queste due parti sono in stretta relazione, cioè per avere il bene si ottiene male: vaccini, cure, educazioni al fumo, alla dieta, campagne preventive… eppure la gente è sempre più cagionevole! A che pro accanirci per avere la salute se i risultati sono opposti? Questo lo dicono le statistiche.
La malattia rappresenta il confine a ciò che abbiamo nascosto a noi stessi, l’altra faccia della medaglia, la parte oscura di noi che non vorremmo mai incontrare. Più neghiamo a noi questa parte e più compare con forza. Curiamo la nostra parte aerea senza renderci conto che sotto crescono anche delle radici di cui non ci curiamo, fino a vedere un giorno che la strada vicino alla pianta si incurva. Chi si immaginava che le radici arrivassero a fare tutto questo?

Polarità
Tutto ciò verso cui tendiamo, inevitabilmente nutre anche l’opposto. Se si potesse ridurre la velocità di rotazione della terra per aumentare le ore di luce aumenterebbero comunque anche le ore della notte, cioè non si può mai ottenere un puro risultato univoco.
Grandi operatori di pace ed amore sono rimasti vittime della violenza, come pareggio per la unilateralità che hanno seguito. Gesù promulga l’amore, ma dice di amare gli altri come se stessi: un lungimirante esempio di equilibrio che afferma una sintesi nell’unità. La nostra realtà è duale mentre quella che vi si contrappone fa parte dell’Unità che è in un altro regno, in un altra realtà.
Vorrei rassicurare sul fatto che la malattia serve a mantenere il piatto della bilancia in equilibrio, è l’adattamento che impedisce la morte, la unilateralità. In un piatto c’è ciò che vogliamo e nell’altro c’è ciò che non vogliamo o che non riconosciamo in noi e di noi ma che esiste ed emerge con più forza quanto più noi lo neghiamo.
Gesù non ha sconfitto il diavolo, semplicemente lo ha incontrato ed è stato tentato, quindi ha preso consapevolezza del suo potenziale lato oscuro, che esiste per natura, poi ovviamente ha saputo scegliere per il bene, ma per riscattare l’eccessivo lato oscuro dell’umanità ha dovuto bilanciare “subendo” la morte, il tradimento, il rinnegamento, e quindi attraverso il suo sacrificio (che seppure per il bene si esprime attraverso il male), perché solo in questo modo le cose possono convivere sulla Terra. Anche i Santi con tutto il bene che fanno incontrano difficoltà di vario genere o una salute poco stabile perché vengono inseguiti dal loro contropolo.

Giudica e sarai ammalato
Tutti i grandi maestri hanno insegnato a non giudicare, quindi non giudichiamo anche la malattia, non giudichiamo i nostri stati d’animo e le nostre emozioni, e tuttalpiù limitiamoci a prendere atto che esistono dei lati contrapposti. Un buon esercizio per compensare la bilancia è perseguire ciò che crediamo come bene, e ricordare che anche fare l’esatto contrario è concepibile (Osho si esprime molto tramite le contraddizioni); questo serve a portare luce nell’ombra e far appacificare le due parti, ridurre la tensione tra loro.
Il lato oscuro che è l’inconscio non racchiude per forza solo il male ma anche delle nostre qualità buone non riconosciute, quindi vale la pena andargli incontro.

Abbraccia la vita
La malattia racchiude sempre un simbolo che deve essere consapevolizzato ed accettato.
Quindi l’accettazione è un esercizio importante per tutti noi perché è uno degli elementi per giungere alla guarigione specie in questa società spostata sull’aggressività (polo contrapposto dell’accettazione). Non possiamo non riconoscere che tutto il dolore che ci circonda in questa epoca tragga origine dalla non accettazione (che è la negazione del polo femminile).
Se abbiamo la possibilità di vivere un evento sgradevole, abbiamo contemporaneamente la possibilità di trovare la controparte che serve ad accettarlo e riportare l’equilibrio (come l’azione dei fiori di Bach).
Quando pensiamo di non farcela, una sorta di resistere all’accettazione, è lì che proviamo gli effetti dello squilibrio e di massima tensione ed è li che può radicarsi la nuova comprensione.
Anche chi vive il proprio lato oscuro come fosse l’unico, alla fine per bilanciare cambia e passa all’altra parte, come ad esempio San Paolo di Tarso, i pentiti, o le persone che hanno provato tutto ed ad un certo punto “mettono la testa a posto” .

Questo in fondo è buono, cioè è giusto sbagliare se serve a mettersi in cammino per poi tornare come fece il figliol prodigo, mentre chi non si è mai allontanato non riceve lo stesso trattamento. Come dire: chi non risica non rosica.
Come trasformo la malattia in opportunità? Intanto amandola come si amerebbe un figlio, una parte di sé, che sia buona o cattiva; domandandosi quale simbolo evoca un certo tipo di sofferenza ed a quale parte di se stessi potrebbe contrapporsi. Ad esempio se ci si accorge che la mente corre significa che bilancia un non fare materialmente le azioni a cui si aspira. Oppure una cistite potrebbe compensare una zavorra che ci si sente addosso e da cui si sfugge o che non si sa lasciar andare (poi ogni simbolo va ricollocato su una situazione specifica).

Quando arriva la febbre dovremmo essere contenti: intanto dalle statistiche sembra che per gli anziani che fanno un’ influenza all’anno ci sia un minore rischio di infarto per quell’anno, inoltre il sintomo segna un momento di bilanciamento tra le nostre due parti e sarebbe importante sfogarlo naturalmente o solo con rimedi che non blocchino la reattività dell’organismo, sennò si vanifica l’intelligenza del corpo e si postpone un carico maggiore per il futuro.
Tra le materie da insegnare dovrebbe esserci anche la lettura dei simboli e dei sogni, utili specchi e compensatori di cosa bolle in pentola (a pressione!).
Ora non si può fare di tutta l’erba un fascio, però la malattia ha in sé un potenziale di crescita personale, anche per chi ci sta vicino, e se si imparasse ed essere moderati e capaci di vedere il lato opposto delle cose la vita ci strattonerebbe di meno e potremmo comunque perseguire nel fare il bene, ma in maniera più oculata, oppure coerenti col fatto che a volte stiamo offrendo la nostra vita per gli altri.
Il bello di lavorare con le piante è che queste non avvelenano e sono vive, e nel contempo aiutano la persona ad arrivare a comprendere meglio i simboli della propria malattia perché ogni pianta ha un simbolismo profondo che Paracelso chiamava “signatura rerum” che interagisce appunto con le cause simboliche della malattia mentre il farmaco blocca questo aspetto e può essere utile tuttalpiù per modulare o prendere tempo ma non per guarire a questi livelli profondi (tranne per effetto placebo dello stesso).

Aver a cuore la vita dovrebbe aiutarci a comprenderne il mistero che cela ma tutta la confusione in cui siamo immersi ci allontana dal cogliere i simboli e dalla semplice osservazione della realtà, catapultandoci in un mondo ingiusto ed ostile. Se il leone mangia la gazzella non c’è il male ma c’è solo il chiudersi di un equilibrio che non si assolutizza in quell’atto ma in un equilibrio di un macrocosmo, uguale al microcosmo di un organismo vivente o di una singola cellula. Per cui guardando tutto il contesto non vince il più forte ma vince l’equilibrio, che scaturisce tra forza e cooperazione. Quel leone è come un globulo bianco che riduce la presenza di batteri nell’organismo. Se sapessimo accogliere la vita in toto non esisterebbe più la malattia perché sapremmo riconoscere in ogni evento il fluire invece dello sbarramento e saremmo interessati dai simboli più che dai sintomi.
Il termine “malattia” dal dizionario Treccani viene interpretato come deviazione, ed è proprio il deviare, il cambiare, che comporta lo sforzo antipatico all’essere umano e che rimandato assume dei connotati sempre più importanti per meritare l’adeguata attenzione. È per questo che siamo noi i responsabili della nostra salute e dare colpe all’esterno non risolverà mai nulla.
Per questo Bach ha messo a disposizione 38 fiori che evocano 38 simboli o archetipi, ciascuno utile a percepire una determinata consapevolezza e quindi una guarigione.
L’amore non è scegliere cosa amare ma è rivolto a tutto, all’intera esistenza, compresa la malattia e questo aprirsi a tutto non può che riunire nella completezza dell’essere che realmente siamo e perché avvenga questo serve la libertà che scaturisce come nelle fiabe (simboli archetipici) attraverso la deviazione (il ribellarsi al re, alla strega, ecc) che comporta il superamento delle prove e che condurrà poi tutti al : “e vissero felici e contenti”.

Curare gli animali: medicine amare o dolci terapie?

di David Satanassi – Medico veterinario, omeopata, bioeticista.

Prima di intraprendere una scelta sul tipo di approccio nell’ambito delle cure animali, è forse doveroso e necessario affrontare alcune profonde considerazioni, risalendo la china del significato e del rapporto individuo/malattia.
Agli albori, la storia della terapia nasce da un senso di incompletezza che l’individuo tende a manifestare per riprendere il proprio cammino darwiniano di adeguamento e idoneità al modello di specie cui appartiene. 
In questo processo, tale incompletezza incombe ad ogni “inerzia egotica,” cioè in ogni stagnazione nella quale un soggetto cade e si sofferma come in un sonno narcisistico, dal quale non voglia svegliarsi ma che addirittura proclami come nuovo stato di realtà: ecco il sorgere della malattia cronica.
La nascita della terapia, detta letteralmente “faccio con cura”, implica un terapeuta, un mezzo ed un ricevente, cioè il malato.
Se la salute fosse un valore prossimo a cento, la prevenzione a lungo termine sarebbe “un falso d’autore”; potrebbe cioè implementare l’atteggiamento teso al suo mantenimento ma non rendere la salute maggiore di quel valore totale. La malattia acuta è sostanzialmente il frutto di un errare contrario la cui prevenzione è l’intuizione e la cura a lungo termine è l’esperienza.
L’esperienza crea il racconto, per cui nelle specie sociali questa può avere una finalità legata alla condivisione e allora la terapia diviene davvero il mezzo per estendere un “grooming” di specie.
Emerge così una medicina per l’acuto ed una per le specie sociali e per le specie individualiste ove ogni mezzo terapeutico è essenzialmente deposto nella propria auto guarigione, e per queste ultime      il margine terapeutico è più esiguo. 
Per dare del “malato” a qualcuno, uomo o animale che sia, occorre una conoscenza ed il terapeuta è colui che è in grado di recepire, accogliere e trasmutare la malattia. Per non trasformarsi in una sorta di esorcista, il terapeuta deve aspettare con saggezza che il malato raggiunga quell’umiltà che lo renda tale, quindi passibile di aiuto e somministrazione.
Le cure sono infinite ma ogni malato necessita della propria, come espressione e funzione delle peculiarità individuali, così come ogni frutto di una stessa pianta risulta essere diverso.
Quindi un malato acuto temerà il dolore, ma è per il malato cronico che si richiede una terapia particolarmente individualizzata tanto più quanto la malattia, entrando a far parte di esso, si sarà deformata in base a quel preciso umore.
Mentre la specie umana, attraverso il libero arbitrio, può scegliere la terapia con una conoscenza che la possa ricondurre al proprio sé, diverso è l’approccio del terapeuta nei confronti del paziente muto ma sopratutto senza peccato, cioè l’animale.
Il libero arbitrio contraddistingue nell’uomo la possibilità di errare e redimersi: pena, un passaggio di espiazione connotato da un mezzo terapeutico che é il monito di qualcosa di cruento, cioè la medicina amara.
E’ da questa sintesi estrema che la terapia nasce con un peccato all’origine, cioè quello di indurre la guarigione attraverso la consapevolezza della colpa comminata all’uomo resosi cosciente e per questo libero.
Questa tragica consapevolezza ha connotato il cammino della terapia, nel percorso storico e culturale dell’uomo, sempre basata sulla espiazione della malattia con un atto purificatorio a carattere esorcistico/sacrificale.
La sacrificalità trova estrema rappresentazione nel figlio di Dio che “toglie i peccati del mondo” attraverso la propria espiazione per purificare l’uomo. Qui è esemplare come il male sia il mezzo emozionale e spettacolare per descrivere la colpa innata sulla quale infliggere la terapia.
La “medicina amara” per questo, è stata scelta dall’uomo come unico mezzo per indurre nel malato (“malum agere”, cioè colui che soffermandosi mette in discussione il comune percorso), una possibilità di “recupero del branco” attraverso la  guarigione (“messo a riparo”).
Da Hippocrate ad Hamer, la terapia incontra il genio illuminato di Hannemann, che per primo avverte la necessità di sovvertire questo ordine togliendo la tossicità e il connotato sacrificale alla terapia, sublimando la parte curativa dal veleno in cura. Ciò avviene attraverso un passaggio simil alchemico della cura stessa, diluendola e “succuotendola”, cioè arricchendola di energia cosmica ed entrando in quella che la relatività esporrà come l’ ”inversione dell’energia rispetto alla materia”.
Questa trasmutazione della medicina amara in medicina dolce è il più importante passaggio filosofico e metodologico nell’abbattimento del paradigma espiatorio e nel recupero di quella purezza che deve avvenire senza sacrificio ma come uno stato di maggior consapevolezza attraverso un mezzo propiziatorio, possibilistico, inducendo nella guarigione il carattere di una scelta.
Il mezzo velenifero, ovvero la terapia soppressiva, distoglie il malato dall’osservazione riportandolo unicamente ad una condizione di necessità e coercizione; in questo caso lo stato di abbandono di un presupposto patologico non viene mai accolto come possibilistico.
Si fugge solamente da dove l’incendio divampa, così è distrutta la casa e il salto procura fratture irreparabili: la coscienza non cambia e la medicina amara rende malevolo anche colui che la destreggia, il terapeuta, che diviene il boia e la malattia resa inguaribile.
Con queste premesse, la scelta terapeutica in ambito animale è assai delicata, considerando che il soggetto in questione è “muto”, privo di “colpa”, con una connaturata sanità/vitalità, una proverbiale forza e strenua reattività… Quale sarebbe dunque la medicina più giusta, più eticamente adeguata, filologicamente vicina al suo volere di creatura più prossima alla perfezione originaria, al cominciamento?
Qualora il condizionamento non prefigga nessuna via di fuga, quale potrà essere la terapia adeguata  per un animale che non chiede una terapia, non vuole e mal tollera veleni, non necessita di contaminazioni poiché il suo terreno è più puro; che non teme la morte e il dolore in quanto ha meno vita ma più vitalità?
Quale sarà il suo volere muto o il suo non volere? E ancora: esiste un obbligo morale nella terapia? Quale sia il suo percorso ontologico e la sua dignità, come possiamo pensare che necessiti della terapia soppressiva?
Sarebbe una mancanza di umiltà dell’uomo considerare tutto, animali compresi, a “sua immagine e somiglianza”, omologando ancora una volta nel suo specchio antropocentrico ogni alterità biologica.
Il dolore, massima espressione emotiva di reazione resa e tradotta da sintomo a malattia, costituisce il più grave danno nell’interpretazione semiotica della malattia: la morte non è vissuta come un dramma poichè l’animale è troppo intento a vivere per interessarsene e l’angoscia non è mai di tipo esistenziale, ma vissuta semmai in seno all’attività coercitiva dell’uomo sull’animale stesso. 
Come il dio cristiano si è fatto uomo per essere compreso, così l’uomo dovrebbe farsi animale e cercare in quegli ambiti emotivi quale possa essere il suo volere muto. Solo in quella dignità  scoprirà la maggior forza e “l’incontaminatezza”!. Correggere la natura, significa invece giudicarla imperfetta.
E’ per questi fondamentali motivi etici, filosofici e morali, che la terapia convenzionale è giudicabile non adeguata alle necessità animali e per questo vanno condannati tutti i trattamenti soppressivi e aventi carattere di contaminazione. Calzante in tal senso l’esempio dell’uso dello psicofarmaco, che oltre alla personalità toglie ogni connotato di istintiva natura a favore di una nuova identità farmaco-indotta come trattamento sanitario obbligatorio (T.S.O.)
La medicina non convenzionale quindi è e deve essere la scelta prioritaria per ogni approccio terapeutico, ricordando come essa si avvalga della decontaminazione del farmaco. Privato infatti della sua velenosità, attraverso l’estensione hannemaniana al concetto di purezza non sacrificale, la medicina non convenzionale trova nelle miscele e nelle diluizioni il mezzo più prossimo all’origine, negli estratti vegetali ciò che in natura è già a disposizione degli animali stessi, nell’essenza (come essenzialità) e nell’alcool come “spirito”, ciò che di più vero e minimo indispensabile esista, evitando di cadere nella presunzione di un trattamento obbligatorio o nella contaminazione di un vaccino non vagliato dalle vie naturali, ma potremmo dire inflitto tramite un’azione invasiva e adiuvata.
Perciò, alcune delle cure naturali e medicine alternative (fitoterapia, omeopatia, floriterapia, agopuntura) per la scarsa o nulla tossicità, per la loro natura estrattiva e non sintetica, per la loro via di somministrazione, per la sperimentazione incruenta, rappresentano il punto di riflessione per un nuovo approccio alle terapie all’animale, estrinsecando una filosofia zooantropologica che reietti l’antropocentrismo più austero e totalizzante, a favore di una nuova e cosciente ecofarmacologia.

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La benedizione della neve

Quest’inverno sembrava destinato a passare alla storia come l’inverno probabilmente più caldo, ma sicuramente più secco di sempre. A dicembre ho dovuto tirare fuori i tubi per irrigare le piantine trapiantate in autunno, una cosa prima inimmaginabile. Il sole di gennaio trasmetteva un caldo difficile da sopportare e vedere agricoltori e boscaioli abbronzati come dopo una vacanza alle Maldive era uno spettacolo mai visto. La nostra sorgente a gennaio ha segnato un record negativo d’acqua, peggio che nelle estati degli anni più caldi.
Per mesi abbiamo evocato la neve e ora è finalmente arrivata, come una benedizione dal cielo. Fermo restando che mi dispiace molto per le persone che ne hanno subito le conseguenze, sofferto i disagi o i danni molto più gravi dei nostri, che pur abitando in una delle zone più colpite siamo riusciti a evitare il peggio passando diversi giorni a spalare neve anche sui tetti, ritengo l’eccezionale nevicata comunque un evento provvidenziale per i motivi che qui vorrei spiegare. Continue reading